Ex Centro profughi di Padriciano: il racconto dell’Esodo diventa immersivo

Allestito nell’ex deposito del campo un percorso multimediale con video ed effetti tridimensionali. Il sopralluogo con Fedriga nel rinnovato museo

Roberta Mantini
Gli allestimenti del museo (Lasorte)
Gli allestimenti del museo (Lasorte)

 

Un percorso multimediale ed esperienziale guiderà i visitatori del Museo di carattere nazionale Centro raccolta profughi di Padriciano nella storia della comunità italiana in Istria e Dalmazia, dal periodo precedente l’Esodo fino alla chiusura dei campi. Il nuovo Museo multimediale, allestito nell’ex deposito del campo, racconterà attraverso immagini, suoni e installazioni le tappe dell’Esodo.

L’anteprima dell’allestimento è stata presentata al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e all’assessore Pierpaolo Roberti, accompagnati dal presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota. Il Museo multimediale (l’allestimento è di Ikon) è il primo lotto di una più ampia riqualificazione dell’area, che sarà completata entro la fine del 2026.

L’intervento, finanziato per 1,5 milioni di euro dalla Regione tramite un partenariato speciale tra Erpac e Unione degli Istriani, con il supporto del Governo italiano, prevede anche la ristrutturazione delle due ex latrine, dell’edificio scolastico e la ricostruzione di due baracche a scopo espositivo. L’itinerario, pensato per gruppi, attraverserà dieci ambienti, ognuno pensato come un capitolo. Si parte dal bookshop e dalla biglietteria inserite in una prima area interattiva che propone il quadro storico e geografico.

Il percorso vero e proprio inizia con il contesto storico e demografico antecedente l’Esodo con mappe, video proiezioni e infografiche che permettono di approfondire numeri e flussi. Un capitolo ricostruisce la partenza dal porto di Pola nel 1947, l’imbarco sul piroscafo Toscana e quindi il viaggio in mare, riprodotto in un teatro immersivo con videomapping 3D sul pavimento e sulle pareti. Quindi lo sbarco nei porti di Ancona e Venezia, prima tappa del viaggio degli esuli prima del trasferimento in treno verso i centri di raccolta. Il viaggio continua in un vagone, tra lo sferragliare dei binari e la voce narrante verso il campo profughi.

Nel capitolo successivo grafiche a parete e video fanno vedere la collocazione dei campi profughi in Italia mentre uno spazio è interamente dedicato alle persone che hanno vissuto nel campo di Padriciano: proiezioni su cinque velari mostrano testimonianze degli esuli, sulle pareti sono esposte foto delle famiglie, una zona è adibita alla ricostruzione degli ambienti separati da tende che richiamano i capannoni dormitorio. La visita termina in uno spazio che ospita cataste di mobilio, materiali e oggetti abbandonati dopo la chiusura definitiva dei campi. «È fondamentale un museo immersivo che non racconti solo nozioni ma faccia partecipare emotivamente il visitatore», ha commentato Fedriga, sottolineando l’importanza di far comprendere alle nuove generazioni i drammi del Novecento, «non solo in senso didattico ma come fondamento di democrazia civile».

«Questo museo», ha aggiunto, «valorizza libertà e democrazia, perché la conoscenza dei drammi del passato aiuta a evitare che si ripetano». Roberti ha spiegato che «l’intervento sarà realizzato a lotti per mantenere aperta la struttura». Ha inoltre ricordato come l’Unione degli Istriani, oltre al finanziamento regionale, abbia ottenuto fondi statali per gli esuli, aumentando le risorse sul sito, e che «nelle prossime manovre di bilancio ci sarà uno sforzo ulteriore per offrire alla comunità, non solo cittadina, un museo degno di questo nome». —

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