«Nel 2013 minacciati 80 giornalisti»

A bloccarli, anche con le querele, sono i poteri forti. O la mafia
Lasorte Trieste 16/04/13 - Circolo della Stampa, Conferenza Giornalisti
Lasorte Trieste 16/04/13 - Circolo della Stampa, Conferenza Giornalisti

Uccisi, minacciati, intimiditi. Sono tanti i giornalisti italiani che non vivono sonni tranquilli, che non stanno dentro una gabbia dorata o sono il megafono del politico di turno o fanno parte di una casta come qualcuno vuole far credere. Sono migliaia ogni anno i cronisti che per raccontare la verità subiscono attentati, qualche volta ci lasciano la vita, oppure vivono sotto scorta. Di loro si sa poco, sono i giornalisti invisibili, quelli che ogni giorno portano notizie ai giornali scrivendo inchieste, mettendo a nudo i soprusi, raccontano di mafie. Ed è attraverso questo loro lavoro quotidiano che vengono minacciati nella loro libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero così come sancito dalla Costituzione. A bloccarli i poteri forti, la politica, la magistratura, non solo la criminalità organizzata. Basti pensare ai tentativi fatti per modificare la pubblicazione delle intercettazioni o la legge sulla diffamazione a mezzo stampa. La libertà di stampa in Italia si può dire che è minacciata, del resto siamo al 61.mo posto nella classifica internazionale. A denunciarlo Ossigeno per l'informazione, l'osservatorio della Federazione nazionale della stampa e dell'Ordine dei giornalisti che monitora costantemente la situazione dei cronisti che vivono sotto scorta e le notizie che vengono oscurate con la violenza. Lo dirige Alberto Spampinato fratello di Giovanni ucciso dalla mafia nel 1972, ospite ieri a Trieste assieme a Guido Columba presidente dell'Unione cronisti italiani e Alessandro Galimberti redattore del Sole24ore, in un incontro al Circolo della stampa per discutere di quell'altra parte del cielo dell'informazione italiana che non si fa nei salotti buoni della televisione ma sul campo. «Magistratura, politica e mafia impediscono la libertà di stampa – ha detto Columba - Ci sono diverse sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo che sollecitano l'Italia a rispettare e favorire la libertà di stampa perché i giornalisti devono essere i cani da guardia della democrazia e delle istituzioni. I magistrati spesso intimidiscono i giornalisti quando pubblicano notizie ricavate dai verbali di un'inchiesta sottoponendoli ad inammissibili perquisizioni».

E che dire poi delle querele? Diventano un problema quando sono una spada di Damocle sull'attività del giornalista che deve scrivere o raccontare una notizia scomoda. Un sistema che secondo Spampinato «è un meccanismo che stritola la vita dei giornalisti. Se c'è un mostro bisogna combatterlo. Per questo abbiamo creato questo osservatorio. Dal 2007 sono stati più di 1300 i giornalisti che hanno subito minacce. Solo dall'inizio di quest'anno sono stati 80 i giornalisti intimiditi. Un problema sociale di cui si parla poco e spesso le vittime hanno paura di denunciare. E poi la legge sulla stampa del 1948 ormai è superata perché non protegge la professione. Il lavoro del giornalista non può essere controllabile sul piano giudiziario. Oltre ad esserci una crescente intolleranza nei confronti delle attività di vigilanza che fanno i giornalisti».

Ivana Gherbaz

Riproduzione riservata © Il Piccolo