Nel limbo e pure sotto attacco Università popolare in affanno

Il risanamento dell’Università popolare di Trieste procede «alacremente», assicura il commissario Maria Adelaide Garufi. L’Upt, però, si trova ancora una volta tirata in ballo nel momento in cui l’Unione italiana contesta il bando di assegnazione dei fondi regionali per le comunità in Istria, gestito proprio dall’ente di Ponterosso. Tutto è iniziato con un comunicato diramato dall’Ui, i cui contenuti sono riportati dalla Voce del Popolo: l’Ui stessa «ritiene che la procedura di assegnazione dei mezzi in favore della comunità nazionale italiana non sia la scelta né adeguata né appropriata, in quanto non corrisponde alle reali necessità dei connazionali e non appare coerente con i contenuti e le premesse del dialogo aperto con le autorità regionali».
Il problema, afferma il comunicato e ribadisce il presidente Maurizio Tremul nelle dichiarazioni di questi giorni, sta nel fatto che il bando di quest’anno ricalca de facto quello dell’anno passato, già oggetto di critiche da parte dell’Ui. Conclude il comunicato: «Per questi motivi l’Unione italiana si è rivolta al presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga con una comunicazione nella quale, esprimendo i sensi di questo disagio e di queste profonde e motivate preoccupazioni in una fase politicamente e socialmente delicata, richiede l’annullamento del bando».
Risponde l’assessore Pierpaolo Roberti: «Mi pare che qualcuno dovrebbe rendersi conto della situazione. In campagna elettorale avevamo parlato della questione dei bandi con l’Unione italiana e con Tremul, ma questo avveniva prima del disastro verificatosi all’Upt e del conseguente commissariamento». Prosegue ancora l’esponente della giunta Fedriga: «Oggigiorno, con il commissariamento in vigore, è già tanto che quei fondi siano stati impegnati. Abbiamo dovuto portare una norma ad hoc in Consiglio regionale. Senza quella gli 870 mila euro non sarebbero stati nemmeno varati».
L’obiettivo del commissariamento è tutt’altro, conclude Roberti: «Ovvero risanare i conti e mettere mano allo statuto. Nel momento in cui torneremo alla normalità, a commissariamento concluso e con il nuovo statuto, valuteremo cosa fare per risolvere la situazione. Nel frattempo mi pare ingeneroso lamentarsi in questo momento, dopo i salti mortali che abbiamo fatto per poter erogare i fondi». Aggiunge a questo proposito il commissario Garufi: «Inevitabile che la convenzione fosse redatta in continuità con quella dell’anno precedente, poiché l’Upt è commissariata. L’organo commissariale ha un carattere d’emergenza, non può prendere l’iniziativa di stravolgere tutto».
Inoltre il bando risponde a esigenze precise, riflette l’ex prefetto di Trieste: «Il bando è pensato in termini di trasparenza verso la collettività. Così com’è stato realizzato, consente a tutte le comunità italiane di partecipare, e sono una cinquantina, con criteri a disposizione di tutti. Anche il tetto di 100 mila euro a progetto è ragionevole», perché «si impedisce che, in linea teorica, una sola comunità possa prendere tutti i finanziamenti presentando un unico progetto. Così si garantisce una distribuzione giusta ed equilibrata».
Per quanto riguarda quindi l’avanzamento degli obiettivi dell’ente commissariato da cinque mesi, Garufi fa il punto della situazione confermando che tutto procede secondo i tempi previsti: «Abbiamo approvato il consuntivo del 2017 e presto approveremo anche quello del 2018. Stiamo lavorando alacremente anche al nuovo statuto, perseguendo così l’altro obiettivo affidatoci. Non appena sarà pronto lo presenteremo agli organi commissarianti e, sulla base delle loro eventuali osservazioni, faremo le modifiche del caso».
La presa di posizione dell’Unione italiana, in ogni caso, suscita delle reazioni anche nel mondo dell’esodo. Il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota esprime il suo sdegno per il contenuto e la forma delle proteste targate Ui: «Che il presidente dell’Unione italiana faccia una conferenza stampa chiedendo alla Regione di annullare un bando perché non gli piace mi pare un gesto di arroganza istituzionale rara a vedersi. Mi pare una messinscena sottilmente minacciosa, e ciò è grave». Aggiunge Lacota: «Bisogna capire che non si può più accettare che i soldi vengano dati come una volta, con controlli più o meno discrezionali. Approfitto anzi per lanciare una proposta alla Regione. I prossimi bandi dovrebbero includere anche il raggiungimento degli obiettivi. Spero di venire ascoltato e che le istituzioni rigettino queste critiche nel contenuto e nella forma». —
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