«No ai 130 licenziamenti» Wärtsilä scende in piazza

Oggi otto ore di sciopero e presidio davanti al palazzo del Consiglio regionale (con vertice dei sindacati nel Palazzo) per protestare contro il piano di tagli preannunciato dal Gruppo finlandese

Alla fine ne è stata contagiata anche la più grande industria della provincia, la Wärtsilä. È il morbo malefico del taglio di personale che si è attaccato un po’ ovunque e, solo per restare in ambito metalmeccanico, ha già ridotto ai minimi termini la Sertubi e minaccia di fare strage alla Ferriera di Servola. «Far fuori 120 o 130 persone - commentano i rappresentanti dei lavoratori - equivale a chiudere da un giorno all’altro un’azienda di medie dimensioni». Ma è questo il taglio che si prospetta nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra e per dire no a questa ipotesi operai, impiegati e tecnici hanno fatto questa mattina un presidio di due ore, dalle 10.30 alle 12.30, in piazza Oberdan davanti al Consiglio regionale anche in concomitanza con l’audizione che i sindacalisti hanno avuto alle 11.45 nel corso della seduta della Seconda commissione permanente del Consiglio che ha competenza anche sull’industria. Tutto ciò nell’ambito di uno sciopero che comprenderà l’intera giornata di oggi, prolungandosi dunque per otto ore. Sciopero e presidio sono stati decisi pressoché all’unanimità ieri nel corso di due assemblee svoltesi nello stabilimento e molto partecipate - con la presenza solo in quella del mattino di quasi cinquecento persone - nel corso delle quali i dodici rappresentanti interni di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm hanno relazionato sull’aggravarsi della vertenza.

Nel corso del confronto con il coordinamento sindacale svoltosi venerdì scorso, la dirigenza aziendale Wärtsilä ha presentato le linee guida del nuovo Piano industriale, confermando quanto già ufficiosamente preannunciato, cioé l’esistenza di 130 eccedenze strutturali, da intendersi come esuberi di personale. Il colosso finlandese ha a Trieste la propria principale sede in Italia con 1.150 dipendenti, mentre altri 200 sono sparsi nei presidi minori di Milano, Genova, Napoli e Taranto. Anche se l’abbozzo di Piano dunque non entra nel dettaglio dei settori da ridimensionare è logico attendersi che i tagli quasi per intero ricadranno sullo stabilimento di Bagnoli della Rosandra.

«Alla Regione - preannuncia Fabio Kanidisek di Fim-Cisl - intendiamo chiedere di appoggiarci nel chiedere a Wärtsilä un esame più attento della situazione attuale e futura per riverificare la reale esistenza di esuberi». «Anche la Wärtsilä è ora una reale drammatica emergenza - aggiunge Antonio Rodà, segretario provinciale Uilm - e se non è ancora possibile aprire uno specifico Tavolo, intendiamo coinvolgere nella battaglia i rappresentanti politici a tutti i livelli a partire dal sindaco perché 120 posti di lavoro sono l’equivalente di un’azienda di medie dimensioni». Tutto ciò dovrà avvenire prima del 4 aprile allorché è già stato fissato il prossimo confronto con l’azienda che per quanto riguarda gli esuberi potrebbe essere quello decisivo.

Intanto i dipendenti di Wärtsilä scendono in piazza il che, se si escludono le partecipazioni di rappresentanze a scioperi generali, non accadeva dal gennaio 2008 allorché il corteo dei lavoratori che protestavano contro il mancato rinnovo del contratto, raggiunse via Flavia bloccando il traffico all’incrocio con via Caboto e strada della Rosandra e rientrando nello stabilimento lungo la Gvt. Da allora ci sono già state in questi ultimi anni riduzioni di personale. «Ma con accompagnamento da parte dell’azienda verso il pensionamento dei dipendenti che avevano già una notevole anzianità - specifica Rodà - stavolta invece si parla di tagli al buio senza sapere nemmeno se la proprietà intenda avvalersi degli ammortizzatori sociali».

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