«Non rispettano le stesse regole Sono partiti col piede sbagliato»
«Non sono partiti nel migliore dei modi». Diego Paschina, presidente della Cao, la Commissione albo odontoiatri di Trieste, è critico di fronte alle aperture dei due ambulatori dentistici da parte di professionisti croati nella nostra città. E indica una serie di inadempienze e di comportamenti “scorretti”.
«Non stanno alle regole del gioco - evidenzia - e questo a partire dal tipo di pubblicità che stanno mettendo in campo. In Italia per i medici non è possibile scrivere, ad esempio, che si applicano determinati tipi di sconti, e loro lo fanno, se ne fregano». Ed è risaputo che a giocare un ruolo importante, nella scelta di alcuni pazienti alla ricerca di prestazioni mediche a basso costo, sia proprio la pubblicità dei singoli professionisti.
Paschina indica anche un problema relativo al direttore sanitario di tali studi: «Abbiamo ufficialmente chiesto all’AsuiTs di fornirci i nominativi dei direttori sanitari di queste strutture - anticipa - perché vanno effettuate delle verifiche, non per timori di concorrenza ma a tutela della salute dei cittadini. È bene tenere presente - spiega Paschina - che il direttore sanitario deve essere residente nello stesso comune delle struttura per la quale garantisce, perché il suo compito è quello di essere presente, di vigilare, e deve essere iscritto all'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della stessa provincia».
Altro capitolo sono i titoli professionali: «Noi iscrivendoci al nostro Ordine professionale depositiamo una copia della laurea - precisa il presidente della Cao - mentre chi dall’estero viene a operare in Italia, anche se saltuariamente, deve comunque comunicarlo all’Ordine al fine di consentire di fare le dovute verifiche anche sull’effettivo riconoscimento in Italia di un determinato titolo conseguito in un altro paese». Ci sono poi - oltre alle qualifiche - i corsi di formazione: a questi sono obbligati a partecipare anche altre figure che operano nello studio, al di là dei medici odontoiatri.
«Se questa è la partenza di questi professionisti, non l’hanno fatto con il piede giusto», sottolinea Paschina: «Visto che non avevano fretta potevano venire a presentarsi all’Ordine, e noi avremmo fornito loro tutto il supporto per aprire seguendo le regole. Tra l'altro - conclude - si definiscono cliniche ma quelle strutture in Italia sono considerate ambulatori».—
L.T.
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