Notte di tensione a Belgrado, decine di feriti fra manifestanti e agenti

BELGRADO Nella notte fra martedì 7 e mercoledì 8 luglio è stata guerriglia urbana a Belgrado fra dimostranti antigovernativi e polizia nei dintorni del Parlamento, obiettivo della protesta diretta in primo luogo contro il presidente serbo Aleksandar Vucic. Dopo essere stati respinti coi lacrimogeni dall'ingresso della Camera, che hanno tentato a più riprese di forzare per fare irruzione nell'edificio, i manifestanti hanno ripiegato nelle strade e nel parco circostante dove, vicino alla chiesa di San Marco hanno dato fuoco a tre auto della polizia. Incendiati anche diversi cassonetti della nettezza urbana.
Al fitto lancio di sassi, bottiglie, petardi e altri oggetti, gli agenti in assetto antisommossa hanno risposto con ripetute serie di lacrimogeni, formando cordoni a difesa dell'area intorno all'edificio del parlamento, nel centro di Belgrado. È intervenuta anche la polizia a cavallo e sul luogo degli scontri sono affluiti massicci rinforzi di agenti. I media hanno riferito di aggressioni da parte dei dimostranti ai danni di giornalisti che riprendevano gli scontri, mentre il capo della polizia Vladimir Rebic ha parlato di numerosi agenti feriti. Nella mattina di oggi mercoledì 8 luglio Rebic ha precisato che sono rimasti feriti 43 agenti di polizia e 17 manifestanti, 24 dei quali sono stati arrestati.
La protesta è iniziata poco dopo l'annuncio da parte del presidente Vucic di nuove misure restrittive per l'emergenza sanitaria in Serbia, dove la situazione epidemiologica è tornata rapidamente a peggiorare, con un gran numero di contagi e decessi. "Il Kosovo fa parte della Serbia", e "Noi non le vogliamo" hanno scandito i dimostranti alludendo da una parte ai colloqui che Vucic avrà nei prossimi giorni con il presidente francese Emmanuel Macron sul Kosovo, e dall'altra alle misure restrittive per il coronavirus.
Non lontano dal Parlamento si trovano la sede della Presidenza, il Municipio di Belgrado e la sede della tv pubblica Rts, tutti luoghi fortemente presidiati dalle forze dell'ordine. Bosko Obradovic, capo del movimento di estrema destra 'Dveri" e uno dei leader dell'opposizione radicale, ha lanciato nella notte un appello a tutti gli oppositori nell'intero Paese a raggiungere Belgrado per costringere il governo e il presidente a farsi da parte. «Tutta la Serbia deve confluire a Belgrado. Ora o mai», ha scritto Obradovic su Twitter. «Solo una grande massa di popolo può favorire il cambiamento», ha aggiunto.
rimasti feriti 43 agenti di polizia e 17 manifestanti, 24 dei quali sono stati arrestati. Lo ha detto oggi il capo della polizia Vladimir Rebic.
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