Notti insonni e tachicardia per conquistare il diploma di europei e triestini “doc”

Nella sede della Comunità di Sant’Egidio ventuno stranieri hanno superato l’esame di italiano essenziale per il rilascio di permessi di soggiorno. Parisini: «Vederli è una boccata d’ossigeno» 

il caso



Romelda e Yusleidy sono sollevate. Romelda ha dormito poco la notte scorsa, per l’emozione, Yusleidy invece era un po’ più tranquilla. Sono due giovani donne con origini e storie di vita diverse, ma entrambe coltivano lo stesso sogno: passare la vita in Italia con la propria famiglia, lavorando e sentendosi integrate. Hanno appena terminato un percorso formativo - ed esistenziale - durante il quale tra di loro è nata una bella amicizia. Chiacchierano serenamente all’esterno della sede della Comunità di Sant’Egidio di Trieste, dove assieme ad altre 19 persone di origine straniera hanno superato l’esame di italiano di una sessione straordinaria, alcuni per il livello A2, altri per il B1. La Comunità, infatti, ha una delega dall’Università per Stranieri di Perugia che concede valore legale ai diplomi rilasciati, aspetto necessario per ottenere documenti fondamentali come il permesso di soggiorno e la cittadinanza.

«Sono nata in Albania e abito a Trieste con mio marito e i miei figli - racconta Romelda -. Mi piace vivere qui ed è qui che vorrei vivere. L’unica cosa che non mi piace è la Bora, ma adoro la città e il castello di Miramare». Romelda vuole continuare a studiare italiano per integrarsi e vorrebbe lo stesso anche per i suoi due figli. «Ho imparato molte cose qui alla scuola di Sant’Egidio. Abbiamo parlato di Costituzione, di geografia, di leggi. Ringrazio l’Italia e le maestre che hanno avuto con noi tanta pazienza», aggiunge.

«Abbiamo tutti nazionalità diverse - osserva Yusleidy –. Ognuno di noi è partito da una lingua diversa e non è stato facile per le maestre, che sono davvero brave, come donne e come insegnanti. Mi sento fortunata per essere qui. Un giorno ho visto un cartello che parlava di questa scuola e mi sono iscritta. Durante il periodo del Covid-19, le maestre non hanno smesso di fare lezione, ci hanno preparato molto bene, anche online. In ottobre vorrei andare avanti e prendere il B1».

Youssu, invece, è arrivato in Europa dal Senegal e lavora nell’agricoltura. «L’esame è andato bene, sono molto contento - racconta -. Mi hanno chiesto come vivo in Italia, quale lavoro faccio. Poi mi hanno fatto domande di geografia, sulla legge italiana e su quella senegalese. Ho fatto anche una tesina. Questa settimana telefonerò a mio padre attraverso Whatsapp. Sarà felice di sapere che è andata bene».

E poi c’è Galina, che lavora a Trieste come badante. «Non è stato difficile l’esame - ammette -. Le maestre sono state davvero pazienti con noi. I miei datori di lavoro mi hanno aiutata sempre e quando ho avuto bisogno di tempo per studiare mi hanno sostituita con la mia collega. Ho avuto qualche difficoltà con le lezioni online, stavo perdendo la pazienza e poi le maestre mi hanno aiutata, mi hanno dato coraggio. Mi piacerebbe continuare perché credo che sia importante per il mio lavoro, bisogna conoscere molti aspetti, come le medicine, ed è meglio avere un diploma e delle conoscenze».

Arif è bengalese ed è un provetto pizzaiolo. «Sono contento per come è andato l’esame - dice -. È importante per due motivi: la prima cosa è il lavoro, la seconda è che per vivere in Italia devi sapere la lingua. A me piace tantissimo Trieste e vorrei che la mia famiglia vivesse qui. È una città calma e tranquilla. E anche molto bella». Lenuta, infine, è nata in Romania. «Per me è stata facile la prova - ammette -, avevo studiato molto. Io sono laureata in Ingegneria e so che per poter fare il mio lavoro devo imparare bene l’italiano».

Loredana Catalfamo, responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Trieste, è soddisfatta. «Nonostante l’anno difficile per via delle lezioni online, la mattinata è andata molto bene - dice -. Quest’anno abbiamo dato grande attenzione alle donne, con corsi mattutini. Abbiamo cercato di accompagnare sempre queste persone anche nei loro bisogni, creando un ambiente amichevole dove l’apprendimento della lingua diventa meno difficile».

A settembre ci sarà un’altra tornata di esami, questa volta, teoricamente, con prove scritte e orali. «Quando ci siamo resi conto che le cose sarebbero state molto difficoltose per via del Covid-19 - aggiunge Liliana Marchi, maestra in pensione e ora insegnante volontaria della Comunità -, abbiamo fatto partire una raccolta solidale di computer e mezzi informatici. Abbiamo avuto una risposta bellissima, da parte di molte persone che ci ha dato donato computer e stampanti e un finanziamento dalla fondazione Pietro Pittini per l’ammodernamento digitale». Così, nei mesi del lockdown è partita la didattica a distanza, attraverso diverse piattaforme digitali.

«Questi momenti sono una boccata d’aria per tutti, dopo un periodo durissimo per tutti i nostri servizi di solidarietà – commenta Paolo Parisini responsabile della Comunità di Sant’Egidio del Friuli Venezia Giulia –. La scuola di italiano ha sofferto in modo particolare: se l’online può essere una buona stampella, la presenza per ogni persona è fondamentale. Rivedersi oggi è stato anche un rifiorire della solidarietà e del senso dello stare insieme».

La centralità della relazione è, da sempre, un tassello importante per la Comunità. «Ci è sembrato doveroso portare a termine questo percorso perché l’integrazione di queste persone passa anche attraverso attestati linguistici – continua Parisini –. Il momento che stiamo vivendo è incandescente; le migrazioni, la rotta balcanica e il Covid-19 diventano un terribile mix che non fa che alimentare l’idea che bisogna difendersi dall’altro e costruire barriere. Chi, tra gli stranieri, ha la fortuna di trovarsi qui, è visto spesso con sospetto e va difeso e tutelato. Va ricordato alla cittadinanza che queste persone cercano, ogni giorno, di diventare esattamente cittadini europei». —



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