Operaio monfalconese lascia il cane in auto mentre va a lavorare. Denunciato dai vigili

TRIESTE Mai, mai lasciare il cane solo in auto quando la colonnina di mercurio s’impenna. Non solo è reato e la Cassazione sul fatto ha messo un punto già quattro anni fa, ma il rischio, come purtroppo talvolta capita di apprendere dalle cronache nazionali, è lo stesso che si corre a lasciare d’estate un bambino di pochi mesi sul seggiolino: l’abitacolo si arroventa nel volgere di un breve lasso e diventa una trappola mortale.
Non deve averci pensato oppure lo deve aver sottostimato, questo azzardo, il cantierino goriziano di 26 anni che invece venerdì, primo giorno di picco delle temperature stagionali, ha lasciato il suo giovane pitbull nell’utilitaria e si è recato al lavoro. Così, dopo un salvataggio in extremis dell’animale da parte della Polizia locale a Panzano nel primissimo pomeriggio, l’uomo è stato denunciato a piede libero per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animale, che in astratto prevede la pena della reclusione da tre a diciotto mesi o la multa da 5 mila a 30 mila euro. Insomma, per entrambi, padrone e cagnolino, un venerdì da dimenticare.
Ad accorgersi, attorno alle 14.30, di quanto stava accadendo in via Giovanni Caboto, una laterale di via Gugliemo Marconi, non distante dall’ingresso della Fincantieri, è stata quel giorno una passante. Che, notando il pitbull in sofferenza e consapevole della sciagura incombente, in quanto era chiuso nell’auto sotto il sole canicolare, ha immediatamente allertato la Polizia locale. Effettivamente, all’arrivo della pattuglia, si è riscontrata la presenza di un cane «di circa 5-6 mesi chiuso in una Toyota Yaris». Stando alla municipale l’amico a quattro zampe «era in visibile stato di difficoltà respiratoria». È emerso in seguito, dopo che i vigili sono andati a verificare le timbrature in cantiere e ad acquisire le testimonianze del caso, che il cagnolino era stato lasciato nel veicolo alle 12.15, quindi al momento dell’intervento degli uomini di via fratelli Rosselli l’animale si trovava nell’abitacolo già da due ore.
Il padrone, comunque, non aveva lasciato completamente tappato l’ambiente, circostanza che avrebbe immediatamente trasformato l’utilitaria in un forno, bensì aveva lasciato schiusi i finestrini abbassandoli di circa 5 centimetri. L’accorgimento però, complice la giornata afosa, a detta dalla Municipale ha ugualmente reso lo spazio all’interno della macchina «irrespirabile». Non solo: l’operaio goriziano – D.G. le iniziali fornite – aveva provveduto a lasciare in auto due ciotole che però, a due ore di distanza dallo spegnimento del motore erano vuote e a temperatura caldissima.
Mossi a pietà per lo stato di difficoltà del cucciolone altri residenti del quartiere sono accorsi nel tentativo di essere di aiuto e un cittadino, prelevandolo da casa, si è presentato con un ombrellone da mare: lo ha tenuto sospeso sopra la Yaris per abbassare la temperatura della scocca d’acciaio. Nel frattempo, munito di pinza, si è avvicinato anche un agente della Polizia di Stato che assieme ai vigili si è dato da fare per aprire la portiera dell’auto e così rilasciare l’animaletto. Quando c’è riuscito la gioia del pitbull è parsa indescrivibile: subito ha sfogato la sua felicità per l’avvenuta liberazione dispensando leccate a tutti i presenti, a mo’ di ringraziamento. La Municipale ha inoltre riferito che subito dopo il cane si è sgravato anche dei suoi bisogni fisiologici, segno che la sofferenza da calore non era l’unica patita.
Mentre il siparietto a lieto fine si consumava un’altra pattuglia di Polizia locale ha raggiunto l’operaio alla Fincantieri, messo a conoscenza della situazione.
Il proprietario del cane, davanti agli agenti che chiedevano conto della condotta, si è giustificato riconducendo le causa a una «giornata lavorativa particolarmente frenetica». La spiegazione non è servita a molto, anzi. Il proprietario del pitbull, D.G. , è stato infatti denunciato a piede libero per il reato di maltrattamento di animali. Non solo: siccome l’amico a quattro zampe è risultato sprovvisto di microchip (motivo per il quale la Polizia locale ignora il nome ufficiale del cagnolino, protagonista della storia) l’uomo è stato sanzionato anche per questo. Ma, alla fine, ha ugualmente potuto rientrare in possesso del suo animale. –
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