Opposizione all’attacco: «Svenduta l’autonomia della sanità goriziana»

C’è allarme e preoccupazione tra i banchi dell’opposizione in Consiglio comunale sul tema delle riforma sanitaria targata Fedriga che, a breve, approderà in Consiglio regionale.
In particolare, l’autonomia della sanità isontina, secondo varie interrogazioni, sembra essere attaccata su più fronti e rischia di scomparire. Uno dei punti di vista più dettagliati è quello di Adriana Fasiolo (Pd). La controriforma per lei «rappresenta un pericoloso primo atto che ha una valenza politica importante: la cancellazione di Gorizia e del Goriziano dalla geografia politico-amministrativa della Regione», mentre poco cambierebbe, in senso peggiorativo, per Pordenone, Udine e Trieste. Fasiolo poi si chiede: «Se non vi saranno più i primari su due sedi, si assumeranno nuovi primari o si sopprimerà uno dei due servizi? Che fine farà l’Unità di terapia intensiva coronarica?». In senso generale si rimarca, nell’intervento, la necessaria attenzione che si deve dare all’organizzazione complessiva della sanità isontina, per non farla diventare «un’appendice residuale di un’area vasta su cui sottrarre servizi e risorse per appianare i bilanci, come nel 2013 quando l’Aas 2 virtuosa aveva ripianato i debiti dell’Aas triestina con 2 milioni e 500 euro». Fasiolo in generale mostra preoccupazione per le risorse che saranno effettivamente stanziate. Oltre alle critiche, l’esponente del Pd lancia proposte per alcuni settori su cui si potrebbe puntare per Gorizia, come i servizi riabilitativi cardiologici, neurologici e ortopedici o un hospice che contempli le caratteristiche proprie delle strutture adibite alle cure fine-vita, con accanto una vera rete di cure palliative. Infine, non sarebbe male «fornire un’adeguata rete di trasporto a chi è costretto a raggiungere Palmanova o Monfalcone».
Il consigliere Marco Rossi (Pd) si chiede invece soprattutto che fine abbia fatto la sanità transfrontaliera, dato che di essa non vi è traccia in alcuna dichiarazione ufficiale né nel disegno di legge sulla riforma sanitaria. «Tutto questo in barba al Gect e alle precedenti discussioni e decisioni sul tema, come ad esempio quelle per la famosa Casa del parto. La prospettiva transfrontaliera permetterebbe – ricorda Rossi– l’allargamento di un bacino d’utenza da 35 mila a 80 mila abitanti». La consigliera comunale Rosy Tucci (Gorizia è tua), esprime altri forti dubbi sulla controriforma regionale in un’altra interrogazione. L’accorpamento tra Gorizia e di Trieste, per lei, autorizza a temere altri accorpamenti o soppressioni. Tucci si sofferma poi in particolare sull’Unità di terapia intensiva coronarica, chiedendo quale sede isontina sia prevista per tale unità, considerando l’improbabilità che ce ne possano essere una a Monfalcone e una a Gorizia, e quali azioni si intendano promuovere per far sì che l’Utic sia mantenuta nel nostro nosocomio. Tucci chiede poi delucidazioni circa la situazione attuale del Consultorio di Gorizia, dove, da quanto segnalato, l’assenza protratta del ginecologo titolare per malattia viene arginata con la presenza di un sostituto una sola volta alla settimana.
Federico Gabrielcig trova infine inadeguata la soluzione messa in campo dalla Regione per snellire le liste d’attesa, ovvero «aumentare la quota di esami eseguibili nel privato convenzionato a costo 0. Il che comporta un aumento della spesa pubblica a favore dei privati». Ci si chiede piuttosto «perché non si investe su un maggior organico nei settori pubblici carenti in modo da utilizzare la strumentazione già presente nei vari ospedali (ad esempio Tac e risonanze), per più ore nella giornata?». Il timore è che si assista a «una diminuzione dei finanziamenti pubblici alla sanità, che potrebbe comportare una situazione simile a quella delle case di riposo comunale Culot che lavora per un quarto della sua capacità reale, favorendo così le case di riposo private». «Qual è la posizione dell’assessore comunale Romano?», conclude nella sua interrogazione l’esponente di Percorsi goriziani. —
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