Orologiaio truffato, scoperto uno dei tre uomini d’oro

Gli investigatori della squadra mobile hanno individuato uno dei tre “uomini d’oro” autori della stangata da un milione di euro di cui è stato vittima un mese fa l’orologiaio Giuseppe Oppenheim. Sono riusciti a dare un nome al malvivente grazie alle impronte ditigali lasciate inavvertitamente su un bicchiere abbandonato nella suite dell’hotel Impero dove si era svolta la singolare “transazione”. Il truffatore ha un nome e un volto ma nessuno sa dove sia nascosto: probabilmente in un Paese dell’Est dove sono stati rivenduti i prestigiosi orologi usciti dalle maison della Patek - Philippe, della Rolex, dell’Jaeger Le Coltre e delle Officine Panerai. Ora la caccia è aperta al piccolo gruppo di cui faceva parte anche il nano che, nascosto all’interno di un mobiletto con relativo doppiofondo, ha vorticosamente sostituto con denaro fotocopiato la mazzetta con le banconote uscite dal Poligrafico dello Stato.
Anche un secondo truffatore sarebbe stato identificato, non attraverso le impronte digitale, ma perché in passato ha fatto parte del gruppo del malvivente già individuato. le descrizioni dei testimoni oculari sono state precise e nelle foto segnaletiche l’uomo sarebbe stato riconosciuto.
Ma c’è di più. Gli agenti della Squadra mobile hanno ricuperato a Barcola una potente berlina “Jaguar” con targa italiana, a bordo della quale i truffatori erano arrivati a Trieste per concludere l’affare. Nel bagagliaio aveva viaggiato anche l’ingegnoso mobile, grazie al quale la “stangata” milionaria è andata a buon fine. Ora il mobile è nelle mani degli inquirenti: gli uomini d’oro lo hanno abbandonato nella sala dell’hotel Impero affittata per concludere l’affare. Loro sono scappati velocemente passando per l’uscita di servizio.
Anche sulla “Jaguar” è concentrata da tempo l’attenzione degli investigatori coordinati dal pm Massimo De Bortoli . La vettura risulta intestata a una persona già morta da tempo che i il gruppetto ha fatto rivivere non solo attribuendole la proprietà dell’auto ma pagando a suo nome anche la tassa di possesso e la polizza assicurativa. La truffa era stata progettata accuratamente e con programmazione precisa: i contatti non era stati tenuti direttamente con Giuseppe Oppenheim, bensì con una “intermediaria” che da anni e anni opera per il gioielliere. Questo modo di agire, ha evitato contatti diretti fino al momento dello scambio tra gli orologi e il denaro. Il commerciante triestino, titolare della più nota orologeria della città, anche in presenza dell’intermediaria, ha voluto premunirsi da eventuali imprevisti. Ha agito all’interno di un albergo e si è fatto accompagnare e assistere da personale specializzato.
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