Palazzo Attems svela le parti sconosciute grazie al suo restauro

Hanno imboccato ormai il rettilineo d’arrivo, anche se si protrarranno per diverse settimane oltre il termine inizialmente previsto per la consegna, alla metà di luglio, i lavori di restauro dei soffitti di Palazzo Attems-Petzenstein di piazza De Amicis, sede dei Musei provinciali. Lavori iniziati a dicembre 2020 e originati dall’esigenza di mettere in sicurezza la prestigiosa struttura, ma che sono diventati anche occasione – complici le scoperte in corso d’opera e gli immancabili imprevisti che contraddistinguono ogni restauro – per conoscere meglio la storia, l’evoluzione e le caratteristiche architettoniche dello splendido edificio settecentesco.
Ieri le porte del palazzo, ancora cantiere, si sono aperte per un sopralluogo riservato alla stampa utile a fare il punto della situazione, alla presenza del conservatore Alessandro Quinzi e di buona parte del gruppo di lavoro protagonista del maxi intervento da 232.420 euro (Iva esclusa) voluto dalla Regione. Un intervento progettato da Elisa Trani (anche direttrice dei lavori), Claudio Di Simone (direzione operativa), Alessandra Monorchio, Renato Modolo e Roberto Simonetti, con il coordinamento della sicurezza affidato a Fabrizio Furlan, la direzione del cantiere a Paolo Pagnin e il restauro curato dall’impresa Lithos Srl di Venezia. Era il novembre del 2018 quando il cedimento di una porzione di soffitto di una delle sale del piano nobile aveva messo in allarme la direzione sulla necessità di verificare le condizioni dell’intera struttura. Verifiche che avevano ben presto messo in evidenza la debolezza di intonaci non esattamente realizzati ad arte, costruiti con poco legante, troppo spessi e molto pesanti. Di qui il rischio di nuovi crolli e la necessità di intervenire con una certa urgenza.
Tutto il piano nobile è stato monitorato e interessato dai lavori, che in alcuni casi si sono potuti limitare al consolidamento degli intonaci esistenti, mentre in altri hanno portato alla completa demolizione di strutture troppo ammalorate, e alla loro sostituzione, ancora in corso. È il caso questo ad esempio del soffitto del grande scalone monumentale, o di quello del salone d’onore, che tra un paio di settimane si riempirà di ponteggi per il restauro degli intonaci e della grande cornice centrale, dopo che è già stata rimossa la tela di Antonio Paroli che la impreziosiva. Il soffitto dello scalone, debitamente rinforzato e messo in sicurezza, sarà intonacato proprio in queste ore, per ritrovare poi le tre cornici (una era crollata durante le verifiche, le altre sono rimaste al loro posto) e i rispettivi lampadari.
Uno degli aspetti più interessanti descritti tanto dall’architetto Trani quanto dal conservatore Quinzi risiede nel fatto che da una disavventura, il primo crollo che ha portato poi a progettare i lavori, è nata un’opportunità, quella di scoprire caratteristiche sconosciute del palazzo. Elementi che si immaginavano originali e settecenteschi e che invece sono molto più recenti, ad esempio, o decorazioni che sono mutate nel tempo. Caratteristiche svelate proprio dalle “tracce” dei tanti cambiamenti che hanno interessato Palazzo Attems-Petzenstein negli anni e che sono rimaste sui soffitti, tra rifacimenti, cornici e modanature. Diventato sede museale nel 1900, ancora sotto le insegne dell’impero austroungarico, il palazzo ospitò dal 1924 il Museo della Redenzione, con un primo riallestimento datato 1938, quando diversi lavori cambiarono il volto delle sale interne. Museo che venne smantellato con il passaggio all’Italia repubblicana, per aprire le sue porte a pinacoteca e Museo della Guerra, infine, nel 1958. —
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