Palazzo Lantieri svela i suoi tesori e segreti

di Elisa Lenarduzzi
Per anni è stata la principale porta d’ingresso sudorientale della città, tanto che i segni dell’antico ponte levatoio sono ancora visibili sulle mura del vecchio fortino trecentesco. Quella fortezza, nel corso dei secoli, si è poi trasformata in una delle più belle residenze della città - “Schönhaus”, appunto - le cui stanze hanno via via ospitato papi, re e letterati. Palazzo Lantieri è un’autentico gioiello incastonato del cuore di Gorizia: ogni stanza, ogni suo più piccolo angolo - dalla sala degli affreschi dipinti nel ’500 in onore di Carlo V al magnifico giardino persiano a forma di obelisco, fino alle scuderie tappezzate da misteriosi simboli alchimisti - nasconde una storia tutta da scoprire. Spesso, purtroppo, sconosciuta ai più.
Un gap che i goriziani (e non solo) hanno potuto colmare già nel pomeriggio di ieri, quando la famiglia Levetzow Lantieri - la cui storia secolare si amalgama meravigliosamente con quella del palazzo - ha spalancato le porte della sua residenza in occasione di Castelli aperti. Splendide cicerone, le due padrone di casa, le sorelle Carolina e Clementina, che con grande passione e cortesia hanno svelato i segreti che circondano il palazzo di piazza Sant’Antonio.
Alzi la mano chi è a conoscenza del passaggio sotterraneo che dalle cantine del palazzo conduceva dritto dritto al Castello di Gorizia? Una galleria che, se riaperta, magari potrebbe diventare un’attrazione turistica senza uguali. O, ancora, chi ha sentito parlare della scala a chiocciola che collega la sala dei papi - dove soggiornò Pio VI nel suo viaggio da Roma a Vienna - alla cappella di Sant’Antonio?
Entrare nelle eleganti sale nobiliari significa fare un tuffo nel passato: tutto, dalla mobilia alla tappezzeria, è rimasto così com’era, fatto salvo per i danni provocati dalle due guerre. Appesi alle mura, quadri e ritratti raccontano la storia di una famiglia le cui origini si perdono nella leggenda. Tra questi non poteva mancare quello di Aloisa Lantieri, la cui bellezza ha incantato Casanova e Goethe, che qui erano di casa. Ma tra le mura del palazzo hanno soggiornato anche Schiller, Goldoni Metastasio, Lorenzo Da Ponte e, salendo di rango, Napoleone, Sissi e i reali di Francia.
Passato e modernità si fondono in un tutt’uno, grazie alle opere d’arte contemporanea incastonate qua e là tra le stanze, tra cui spiccano quelle di Jannis Kounellis, Jan Fabre e MIchelangelo Pistoletto. Ad arricchire il tutto, anche la preziosa documentazione contenuta negli archivi di famiglia ed esposta nella sala degli affreschi. Tra queste, l’atto di conferma del titolo nobiliare firmato dall’imperatore Massimiliano d’Asburgo in persona.
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