Al via la raccolta porta a porta per i vestiti in 25 Comuni dell’Isontino

L’iniziativa è stata presentata a Villa Ritter: prenotazioni al via dal 28 ottobre per due ritiri gratuiti all'anno. Più del 20 per cento del secco residuo è composto da materiale che può essere recuperato

Marco Bisiach
Scomparsi i cassonetti per la raccolta dei vestiti, si cambia modalità (foto Tibaldi)
Scomparsi i cassonetti per la raccolta dei vestiti, si cambia modalità (foto Tibaldi)

Se aprissimo uno dei contenitori del rifiuto secco residuo tra quelli raccolti da Isontina Ambiente nell’Isontino, in media potremmo scoprire che oltre il 20% di quanto conferito è rappresentato da vestiti, e la metà in generale da fibre tessili, in tutte le loro declinazioni.

Dagli abiti agli stracci, fino a tessili sanitari come pannolini, cotone idrofilo o assorbenti, ad esempio. Ecco perché concentrarsi su una migliore differenziazione e una raccolta più efficace e mirata dei prodotti tessili permetterebbe di ridurre sensibilmente la quota totale dei materiali appartenenti al secco residuo e destinati a non essere recuperati (con tutti i costi di smaltimento conseguenti), e al tempo stesso alimenterebbe in modo virtuoso un’economia circolare.

Questi dati e filosofia alla base del nuovo servizio che Isontina Ambiente ha inteso lanciare a partire da questo autunno: la raccolta porta a porta degli abiti usati.

La presentazione

Servizio che è stato presentato ieri a Villa Ritter dall’amministratore unico Giulio Severo Tavella e dal direttore Giuliano Sponton, e che per il momento riguarderà i 25 comuni dell’Isontino, per poi estendersi in futuro anche ai tre comuni giuliani di Duino Aurisina, Sgonico e Monrupino che sono di competenza di Isa, dove sono ancora presenti i cassonetti stradali per la raccolta dei vestiti che non usiamo più.

Non così a Gorizia e nel resto della provincia (peraltro in ossequio alle direttive Ue), e anche questo ha spinto Isontina Ambiente a proporre la novità venendo ulteriormente incontro alle esigenze dell’utenza, che potrà in ogni caso continuare a conferire gli abiti usati nei centri di raccolta del territorio, come avveniva fino ad ora.

Solo che, due volte all’anno, da adesso in poi chi lo vorrà potrà veder ritirato gratuitamente il proprio materiale pure a casa. Il funzionamento non è dissimile da quello della raccolta a domicilio dei rifiuti ingombranti, anche se per gli abiti usati saranno aperte solo due “finestre” annuali, una in autunno e una in primavera. In coincidenza, insomma, con i classici “cambi di stagione” dei nostri guardaroba.

Il numero di telefono

La prima finestra per la prenotazione sarà quella dal 28 ottobre al 7 novembre: chiamando il numero verde 800844344 si fisserà il giorno di ritiro che verrà collocato poi tra il 16 e il 28 novembre. Ogni utenza avrà diritto ad un solo ritiro per ciascun periodo, e potrà esporre un massimo di 2 sacchi (rigorosamente trasparenti) da 110 litri e fino a 15 chili di peso.

Sui sacchi dovrà essere applicata un’etichetta con il codice che sarà fornito al momento della prenotazione, per evitare che qualche cittadino poco rispettoso approfitti della situazione aggiungendo i propri rifiuti a quelli del vicino. Chiare anche le regole su ciò che si può o non si può conferire.

Parliamo solo di abiti usati in buono stato, dove con questa dicitura si possono indicare vestiti teoricamente ancora indossabili e utilizzabili, ma anche altri ormai danneggiati (perché magari strappati), ma con fibre in condizioni tali da poter essere avviate al recupero. Niente stracci o magliette intrisi di olio o vernice, oppure indelebilmente sporchi, tanto per fare un esempio. Allo stesso modo, niente scarpe o accessori, tendaggi o cuscini, coperte, lenzuola o federe.

Una volta conferiti i sacchi nei centri di riferimento per i tessili sparsi sul territorio, poi, saranno gli operatori a smistare ciò che potrà trovare nuova vita magari a scopo sociale come abito, e ciò che diventerà pura fibra con cui far nascere nuovi prodotti. Solo quel che è troppo sporco o usurato verrà smaltito.

I costi

«Sappiamo bene quanto sia costoso da gestire il rifiuto secco residuo, sappiamo anche che negli anni è andata aumentando la presenza di materiali tessili all’interno di questa frazione, e infine siamo consapevoli delle elevate potenzialità di recupero di tali materiali: da qui nasce questa iniziativa», hanno spiegato Tavella e Sponton. I numeri del resto parlano chiaro. Una campagna di analisi del secco residuo condotta in questo 2026 ha evidenziato che in media il 21,5% di ciò che viene inserito nel mastello del secco residuo è rappresentato da abbigliamento e stracci.

A questo si aggiungono tessili sanitari (29%), pelli e cuoio (1%), e “solo” il 49% è composto da altri materiali di scarto non riciclabili. E la tendenza alla presenza di tessili nella frazione secca residua è in crescita costante: nel 2022 il totale era di 394.170 chili, che sono diventati 524.992 nel 2025, e si stima di raggiungere almeno 545.980 chili quest’anno.

Ma è interessante anche e soprattutto vedere quanto è andato o potrà andare a recupero, ovvero non essere smaltito perché non riciclabile direttamente o indirettamente: si va dai 334.050 kg del 2022 ai 412.140 kg stimati a fine 2026. Insomma, il valore sociale, ambientale e anche economico di un più corretto recupero dei prodotti tessili è evidente, e i benefici a cascata arriverebbero per tutti. Isontina Ambiente è capofila anche del progetto Interreg “Tex Clim”, che nei prossimi mesi permetterà di acquistare a attivare sul territorio un camper mobile che da un lato diffonderà informazioni e buone pratiche sulla raccolta dei rifiuti tessili, e dall’altro intercetterà direttamente anche nuove opportunità di conferimento.

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