Picchia il marito malato, in cella a 63 anni

L’uomo dall’ospedale prova a difenderla. L’arresto dopo due mesi di indagini
di Claudio Ernè
Si chiama Laura Civita, ha 63 anni ed è rinchiusa nel carcere del Coroneo. È accusata di aver ripetutamente picchiato e vessato il marito settantatreenne. L’uomo è ricoverato all’Ospedale Maggiore ma nega che la consorte lo abbia maltrattato. «Non è vero, sono caduto a terra. Ho spesso dei capogiri». In sintesi la vittima non vuole smentire la sua compagna di vita. Lui l’ama ancora, nonostante tutto, e la difende a spada tratta di fronte agli inquirenti.


Invece i vicini di casa e i parenti della anziana coppia hanno confermato le continue vessazioni, sfociate negli ultimi giorni di giugno in un’aggressione violentissima. Il malcapitato marito aveva tentato di difendersi. La moglie al contrario, secondo l’accusa, non ha avuto pietà. Gli altri casigliani hanno chiamato i carabinieri e i militari dell’Arma, viste le condizioni dell’anziano, hanno allertato gli uomini del «118» che sono arrivati nell’alloggio di via Capodistria con l’ambulanza. Ricovero necessario: prognosi 25 giorni, poi ulteriormente aumentati anche per un grave incidente ospedaliero in cui è incappato l’anziano. Il rapporto dei carabinieri si è trasformato in denuncia e il pm Lucia Baldovin ha aperto un’inchiesta per maltrattamenti in famiglia.


Il nome di Laura Civita è finito così sul registro della Procura. Per tutto luglio e agosto le indagini sono progredite in totale silenzio. I vicini hanno raccontato cosa accadeva nell’appartamento della coppia. Anche la figlia dei due anziani è stata interrogata, assieme a buona parte dei parenti, al medico di base e agli stessi fratelli di lei. Ne è uscito un quadro desolante, pesantissimo, ma anche inedito, perché nelle storie di violenza che approdano alle aule di Giustizia di solito le donne hanno il ruolo di vittime e gli uomini di coloro che maltrattano le compagne.


Qui la situazione, almeno secondo la Procura, è rovesciata. La donna picchiava l’anziano artigiano ammalato, che sopportava in silenzio le botte e le umiliazioni che la moglie gli dispensava. La Procura ha così chiesto al presidente del gip Raffaele Morvay che Laura Civita fosse arrestata e il magistrato ha detto «sì», vista la gravità del caso, alla custodia in carcere. Ieri l’arrestata è passata per i corridoi del palazzo di Giustizia tra due agenti della polizia penitenziaria. Una donna in divisa la tratteneva per il braccio. Non c’erano manette ma il passaggio del piccolo gruppo che rientrava al Coroneo al termine di un interrogatorio è stato notato, se non altro per l’età dell’indagata.


I difensori, gli avvocati Giovanni Di Lullo e Massimo Carretti, hanno già chiesto il rilascio della loro assistita, proprio sulla base delle dichiarazioni del marito che nega disperatamente dal suo letto d’ospedale ciò che i vicini e i parenti, al contrario, confermano. Botte, baruffe, maltrattamenti: una moglie in carcere e un marito che dall’ospedale difende la compagna della sua vita.

Riproduzione riservata © Il Piccolo