Portocittà: il progetto in Porto Vecchio resta irrealizzabile

Maltauro dopo la sentenza del Tar: col punto franco non c’è bancabilità Consiglio di Stato? Meglio chiudere un accordo con la Torre del Lloyd
Foto Bruni 16.07.13 Autorità Portuale:Convegno con gita sul Delfino Verde fronte porto
Foto Bruni 16.07.13 Autorità Portuale:Convegno con gita sul Delfino Verde fronte porto

«Il progetto per noi in queste condizioni resta irrealizzabile, ma non credo serva la guerra. Meglio uscirne - ritengo e spero - con una separazione consensuale». Enrico Maltauro, amministratore delegato di Portocittà, questo dice dopo che il Tar ha rigettato il ricorso della cordata composta da Maltauro, Rizzani De Eccher, Sinloc e Biis per l’annullamento della maxiconcessione di Porto Vecchio. Punta a una uscita “morbida”, confidando che con l’Authority si possa aprire un «confronto per fare una valutazione serena» su quanto fin qui la società ha realizzato, «determinando dei percorsi». Ma prima ancora di tracciare una via, Maltauro si dice «rattristato. Ancora una volta l’Italia si è dimostrata terreno di scontro normativo. Mi piacerebbe che si dibattesse su fatti concreti per decidere quale degli investitori scegliere. Invece, leggendo la sentenza mi pare di cogliere che non esista un vero vincitore né un vero perdente: esiste una posizione di grande complessità. E non c’è un quadro di riferimento normativo che sia favorevole agli investitori. Siamo stati fatti fuori noi, ma il risultato non è gradevole per nessuno. In questo nostro sfortunato Paese ci sono le condizioni per far mancare gli investimenti. Per scoraggiare gli investitori». Porto Vecchio? «Certo ogni cosa è fattibile: ma occorrerebbe lavorare tutti nella stessa direzione creando un coordinamento effettivo, efficace, solido. Che però non c’è».

Maltauro dice di una sentenza «che va letta e meditata ma che è comunque di grande buon senso». Una sentenza che è lodevole nel «dare un contributo alla crescita giuridica delle parti». Ma che «in qualche misura conferma che il progetto di Porto Vecchio non è bancabile». Perché «finché da quell’area non viene tolto il punto franco, lì non si può fare niente». Per i giudici l’oggetto della concessione è «possibile»? Maltauro usa una battuta amara: «Il Tar non è venuto con noi in banca, non ha ricevuto lettere in cui ci si diceva che la pratica in queste condizioni non veniva nemmeno presa in considerazione. Io devo misurarmi sulla concretezza della situazione». E la situazione è che a oggi «legittimamente, le posizioni sul da farsi restano variegate. Dal punto di vista morale mi sento molto confortato da quanto rilevato dal Tar: giuridicamente il tema è complesso ma può essere definito dalla volontà delle parti. Cosa che però non è successa».

Maltauro torna a dirlo, con forza: «Certo che sapevamo del punto franco, ma la variante al piano regolatore andava in direzione opposta a quella di un regime portuale da decenni non più funzionante. Ci voleva un atto amministrativo che superasse il nodo. Ma il processo si è interrotto».

E adesso? Maltauro lo ribadisce: «Il presidente del Tar ha redatto una sentenza su un tema complesso, partendo da una disamina di tipo giuridico per arrivare a una conclusione di tipo pratico, molto fattuale, invitando a una soluzione tra gentiluomini». C’è sempre però la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato. «Credo sia un tema tutto da valutare, ma non abbiamo alcun particolare piacere ad adire i tribunali amministrativi nella misura in cui, credo e spero, riusciremo a metterci a un tavolo per trovare una soluzione, capendo le reciproche posizioni per non farci del male». E dunque, ecco accolte con favore le dichiarazioni della presidente dell’Authority Marina Monassi, che ha parlato di «scambio equo prima della separazione». «Se riannodare il filo interrotto mi sembra complicato, posto che non si vede un’attuazione celere di modifiche normative, credo ci si possa confrontare con spirito positivo e costruttivo. Noi abbiamo svolto in ottima fede un lavoro tangibile e di grande impegno, sia in termini di progettazioni che di attività strutturali, dalla bretella in Porto Vecchio alle caratterizzazioni degli inquinanti. Chiediamo che queste opere vengano prese in considerazione per ciò che sono, con molta obiettività».

Non vuole parlare di cifre, Maltauro, né dei dieci milioni fin qui investiti, né di penali e di conti da far quadrare: «Sarebbe scorretto. Ma visto che non c’è alcuna reciproca obbligazione, va fatto secondo me un ragionamento sul dare e avere in un percorso di trasparenza e oggettività. Portocittà in trasparenza mette a disposizione tutto quanto ha fatto: attività, opere, progetti, studi, analisi. L’Authority può valutare con oggettività la correttezza e l’utilità di quanto da noi svolto - vorrei sottolinearlo - con il massimo livello di professionalità e attenzione. Se si riuscisse a instaurare una forma di collaborazione tra pubblico e privato, potremmo guadagnare tempo dopo averne perduto tanto. Io mi metto nella condizione di negoziare e ragionare con assoluta buona fede, senza aggressività di maniera. Credo si tratti di ragionare con trasparenza. Quella concessione - chiude Maltauro - per noi resta irrealizzabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo