«Possibili licenziamenti per i 39 assenteisti di Palazzo Economo»

Martines dopo la richiesta di giudizio per molti dipendenti della Soprintendenza: «Fatti gravi, decide Roma. È un lutto, da sempre Trieste additata come modello»
Lasorte Trieste 29/12/10 - Giangiacomo Martines, Sovrintendente
Lasorte Trieste 29/12/10 - Giangiacomo Martines, Sovrintendente

«È un grande dolore. Un lutto». Un lutto complicato da elaborare. L’architetto Giangiacomo Martines, direttore regionale per i Beni culturali, non trova un altro termine per definire l’inchiesta che ha travolto la Soprintendenza di Trieste, palazzo Economo, piazza Libertà: 39 dipendenti sui quali pende un rinvio a giudizio per assenteismo chiesto dalla Procura della Repubblica. «Una cosa bruttissima che ci ha preso tutti alla sprovvista. Da sempre la soprintendenza del Friuli Venezia Giulia era additata ovunque come un modello di riferimento. Io non sono nato qui, ma tutti invidiano il mio incarico: beato te che operi in uno stato austroungarico». E, invece, eccolo spuntare l’assenteismo austrungarico. «È stato un brutto risveglio. Un autentico terremoto. Una calamità per cui il ministero potrebbe essere costretto a inviare personale da altre regioni» aggiunge Martines. Un doppio terremoto se si pensa che gran parte dei 39 imputati sono i protagonisti della ricostruzione del Friuli dopo il 1976, essendo stati assunti in quegli anni. «Sono quelli che hanno rifatto la regione dopo il terremoto. Un doppio dispiacere. Per fortuna ho visto la gente reagire buttandosi a capofitto nel lavoro. Perlomeno non c’è sconforto». Alcuni dei 39 lavoratori a tempo perso fanno capo direttamente dalla direzione regionale. Sono 39 sui 55 che lavorano a Palazzo Economo, sede della Soprintendenza, dove sono stati effettuati i controlli della Guardia di Finanza. Un assenteismo ceriticato da video, immagini e cartelli mai “timbrati”. La stragrande maggioranza. I dipendenti dei beni culturali in Friuli Venezia Giulia sono 331. In provincia di Trieste 122 persone.

Quali provvedimenti saranno adottati nei confronti dei 39 austroungarici assenteisti? «La gravità dei fatti d’imputazione è tale per cui la competenza è direttamente del ministero per i Beni e le attività culturali, la direzione generale dell’organizzazione del personale. Non sono fatti lievi per i quali possono intervenire direttamente i soprintendenti o il direttore regionale instaurando il procedimento disciplinare. Generalmente, per tradizione, rispetto a eventi così gravi si sospende la procedura disciplinare e si attende che la giustizia penale faccia il suo corso mettendo in piena luce i capi di imputazione e la reale consistenza delle condanne. Dopo la sentenza possono esserci anche provvedimenti durissimi come il licenziamento in tronco», spiega Martines.

Il giudizio finale spetta quindi a Roma. Le 39 persone sotto inchiesta resteranno a lavorare fino a sentenza. Ma non è detto. «Tuttavia non è escluso - spiega infatti il direttore generale per i Beni culturali - che una volta che il ministero acquisisca i fascicoli possa eventualmente, di fronte all’evidenza dei fatti, riaprire il procedimento disciplinare e provvedere al licenziamento. Questo è già successo. Le responsabilità restano comunque individuali. E vanno accertate e sanzionate caso per caso. Non siamo di fronte a un’associazione a delinquere».

E la vicenda della dattilografa che scriveva pareri sulle pratiche per conto degli architetti? «Questa vicenda - spiega Martines - va letta con linguaggio dell’organizzazione burocratica degli uffici. In genere i funzionari hanno sempre a disposizione una collaborazione per lo smistamento dei fascicoli, per la loro archiviazione, per protocollo, copia e spedizione. Anche nell’era dell’informatica esiste un aiuto umano. Ha fatto il soprintendente per sei volte in sei regioni diverse: In ogni ufficio esistono modulari e formulari. Servono a semplificare i lavori. Nessuno si sostituisce nel dare un parere». Nel 2012 i provvedimenti autorizzativi della Soprintendenza sono stati 4.518. Il fatto che a Trieste si facesse uso di una dattilografa è solo questione di amore per le cose di un tempo. «Capisco, chiamare una dattilografa oggi è come rievocare un’amministrazione dei tempi di Cicerone. Ma non c’è nulla di grave». Battere a macchina, effettivamente, non è reato. Il problema semmai è trovare un macchina da scrivere che funzioni. «Non c’è da formalizzarsi se un funzionario o un dipendente usi la Bic o la stilografica. O mandi email. Quello lasciamolo allo stile di ciascuno». È una questione di stile. Vale anche per l’assenteismo.

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