Premiato Gigante 40 anni a servizio della parrocchia

Il riconoscimento dedicato a Santo Stefano consegnato nel corso della messa da Vecchiet e dal parroco Sudoso
Luca Perrino

/RONCHI

Ancora un Santo Stefano, a Ronchi dei Legionari, davvero diverso dal solito. Niente sfilata della banda, niente Cantada, niente musica e, responsabilmente, grandi libagioni. Niente piazza stracolma di gente. Ma una tradizione continua, quella della consegna del premio dedicato al patrono del rione di Vermegliano. Anni di servizio nella parrocchia di Santo Stefano, prima nella storica Sagra de la Cesa e, poi, come collaboratore nelle varie necessità della parrocchia tra chiesa ed oratorio. Ervino Gigante, classe 1949, nativo di Muzzana del Turgnano, ha ricevuto ieri mattina, nel corso della messa solenne, il premio Santo Stefano 2021.

Un riconoscimento che, annualmente, la parrocchia decide, di concerto con l’amministrazione comunale, a chi si è dato da fare e ha speso tempo ed energie per il miglioramento della comunità cittadina. A consegnarlo, come sempre avviene, il sindaco Livio Vecchiet ed il parroco, monsignor Ignazio Sudoso.

Gigante è arrivato a Ronchi dei Legionari nel 1983 e, nonostante alcune difficoltà personali, si è da subito ambientato nella cittadina. È stato grazie a don Paolo Bonetti che si è avvicinato alla chiesa e alle sue necessità. Come detto, prima con la sagra, «all’inizio ero addetto alla griglia poi, mancando persone, ho iniziato a fare sempre di più», ammette Ervino, e poi all’interno della chiesa stessa. «Non sono un sagrestano, c’è già la signora Ada che svolge egregiamente questo servizio – ammette Gigante – ma sono un semplice collaboratore».

Collaboratore che non si è mai stancato e, sentitosi accolto nella nuova comunità, ha deciso per quasi 40 anni di esserne parte attiva. Gigante, però, ha dato una mano anche fuori da Vermegliano. Si è recato con l’ufficio missionario in Africa, in Costa d’Avorio, precisamente a Bouaké e poi in Romania per ben otto volte. «Una volta anche in Bulgaria», precisa, ricordando di come il primo impatto con la società e la cultura africana non sia stato facile. «Mi sono trovato spiazzato, poi però ho conosciuto e apprezzato quanto ho trovato e quanto c’era da fare».

«La festa, ancora una volta, è venuta meno. Ma nonostante questa scelta, doverosa e responsabile – ha detto Vecchiet – non potevamo non dire grazie ad una persona che si è spesa molto per la città e per la sua gente. Un grazie che rafforza il senso di comunità che noi tutti siamo chiamati a costruire e rafforzare».—

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