Quasi 20 mila codici bianchi in dodici mesi Pronti soccorso intasati dai casi non gravi

Il loro numero (quasi 20 mila fra Gorizia e Monfalcone) continua ad essere eccessivo. Sono decisamente troppe le persone che si rivolgono ai Pronto soccorso anche... per un’unghia incarnita.
È il cronico problema dei codici bianchi, casi per nulla urgenti che potrebbero essere affrontati tranquillamente dal proprio medico di medicina generale. Il risultato? Le astanterie del San Giovanni di Dio e del San Polo sono continuamente sotto pressione. E medici, infermieri, operatori socio-sanitari sono costretti, letteralmente, a fare i salti mortali per venire incontro a questa marea di richieste, molte volte inappropriate e per nulla urgenti.
A fornire un quadro a dir poco illuminante della situazione sono i numeri, illustrati dall’Azienda sanitaria Bassa Friulana-Isontina in occasione della recente “Giornata della trasparenza”.
In linea generale, sia a Gorizia sia a Monfalcone sono aumentati considerevolmente gli accessi. Nel 2017, al San Giovanni di Dio, si erano rivolte 21.032 persone. Il 2018 si è chiuso con quasi 3 mila accessi in più visto che le tabelle (di cui pubblichiamo un estratto in alto) parlano di 24.019 accessi.
Ancora peggiore il bilancio al Pronto soccorso della città dei cantieri dove sono stati 38.268 i pazienti che si sono rivolti all’astanteria mentre l’anno prima, il 2017, il loro numero era stato di 33.850. Significa che, da un anno all’altro, l’afflusso ha conosciuto un’impennata considerevole con tutte le conseguenze (file, lunghe attese, imprecazioni, segnalazioni) facilmente immaginabili. E a nulla è valsa (e vale) la professionalità degli operatori che si stanno letteralmente facendo in quattro per soddisfare le richieste del cittadino.
I codici bianchi, a Gorizia, sono passati dai 6.074 del 2017 agli addirittura 7.844 dell’anno successivo. E anche quelli verdi (che contrassegnano casi non gravi) registrano un trend in salita, essendo passati a Gorizia da 10.860 a 11.790 casi e, a Monfalcone, da 19.317 a 21.197.
«La tendenza - spiega il commissario e ex direttore generale dell’Aas2 Bassa Friulana-Isontina, Antonio Poggiana - è generale, nel senso che tutti i Pronto soccorso, nessuno escluso, stanno registrando un incremento degli accessi per tutta una serie di motivazioni. In primis, il problema dei codici bianchi che, assieme a quelli verdi, costituiscono ormai l’80-85% dei casi».
Che fare? Come riuscire a convogliare su altre direttrici i casi inappropriati? «Dobbiamo stringere - spiega ancora Poggiana - un’alleanza sempre più stretta con i medici di medicina generale affinché questi casi possano essere smaltiti dalla rete del territorio. La vera sfida futura sarà quella di arrivare a un’eliminazione dei codici bianchi dai Pronti soccorso».
Infine, un breve vademecum per comprendere come vengono regolamentati gli accessi nelle astanterie, secondo quella che è la metodologia internazionale. Per accedere al Pronto soccorso si utilizza, infatti, il cosiddetto “triage” con codici colore che rendono universalmente identificabile l’urgenza del trattamento per ogni singolo soggetto. Questo codice colore si compone, in ordine di gravità, di 4 classi: bianco, verde, giallo e rosso. Il bianco indica nessuna urgenza, il verde è un’urgenza minore (il paziente riporta delle lesioni che non interessano le funzioni vitali ma vanno curate), il giallo contrassegna un’urgenza (il paziente presenta una compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio, non c’è un immediato pericolo di vita), il rosso è emergenza e indica un soggetto con almeno una delle funzioni vitali compromessa ed è in immediato pericolo di vita. —
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