«Quel passaggio creato da mio nonno scalpellino oggi è il sentiero Rilke»

Il racconto di Lidia Tomasini, nipote di Alojz, che prima della seconda guerra mondiale ricevette l’incarico dal principe della Torre e Tasso 

LA STORIA

DUINO AURISINA

«Eravamo alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ero bambina e ricordo che un giorno mio nonno tornò a casa e ci disse che il principe Alessandro della Torre e Tasso gli aveva dato un incarico molto importante, segnare nella roccia un sentiero che portasse fino a Sistiana, lungo il costone». Inizia così il racconto di Lidia Tomasini, duinate doc, orgogliosa di essere la nipote di Alojz Tomasini, lo scalpellino che, per cinque anni, lavorò, con la sola forza delle sue mani, pochi e rudimentali attrezzi e uno straordinario entusiasmo, per realizzare quella che oggi, a distanza di tanto tempo, è una delle principali attrazioni turistiche dell’intero Friuli Venezia Giulia, il sentiero Rilke.

«Per noi, abitanti di Duino – rammenta la signora Lidia –, quella allora era la strada delle Stiene, termine con il quale in paese indicavamo le Falesie. Era un’area brulla, sulla quale alla fine della prima guerra mondiale erano stati piantati i primi alberelli. Mio nonno – continua – dedicò ben cinque anni a quel lavoro e io, pur essendo molto piccola, avevo un ben preciso incarico – spiega –: quello di girare continuamente il carbone sistemato sotto la cosiddetta “foghera” nella quale lui scaldava le punte degli scalpelli che usava per battere la roccia. Era un compito rilevante – aggiunge orgogliosa Lidia – al quale d’altra parte non avrei comunque potuto sottrarmi. All’epoca ci si aiutava tutti in famiglia e poi il principe, per compensare mio nonno Alojz per il suo prezioso lavoro, garantiva da mangiare per tutta la famiglia».

I segni delle scalpellate sono ancora visibili in alcuni punti del Rilke, nonostante la ristrutturazione alla quale fu sottoposto il sentiero negli anni ’80, prima dell’inaugurazione del 1987, con contestuale intitolazione al poeta praghese Rainer Maria Rilke. Ma la signora Lidia non è l’unica a conservare un ricordo diretto di quegli anni nei quali nacque il sentiero delle Stiene: un suo compagno di giochi, con qualche anno in più, Elio Zoli, aveva anch’egli un incarico d’estrema importanza. Portava il pranzo sul posto allo scalpellino Alojz, anche perché all’epoca non c’erano soste per i pasti, si lavorava no stop finché c’era luce a sufficienza. «Partivo da casa, sempre a Duino – ricorda Elio –, con un recipiente che era l’antenato della famosa gamella e dentro c’era una jota fumante fatta con le rape. Camminavo veloce per farla arrivare calda ad Alojz e quest’uomo straordinario, per ripagarmi della strada e dell’impegno quotidiano nel raggiungerlo lungo il sentiero, mi lasciava un paio di cucchiaiate di quella che per me era una prelibatezza. Sulla strada del ritorno – prosegue Elio –, per completare il pasto, mi fermavo sotto qualche albero da frutta per raccogliere pere e mele».

«In quegli anni – riprende Lidia – Duino era un piccolo paese, attraversato da strade sterrate, all’ombra del castello. Non avevamo quasi niente, ma eravamo felici lo stesso. E noi ragazzini – conclude – riuscivamo addirittura a vivere una rivalità, tipica dei paesini, perché c’erano quelli del porto, quelli della parte vecchia e quelli della strada per Trieste». —



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