Quindicenne stuprata Condannato a tre anni

La sentenza a carico del senegalese Mohamed Gueye L’episodio nell’agosto del 2018 sulla spiaggia di Jesolo
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - JESOLO - LA SPIAGGIA FRONTE PIAZZA MAZZINI
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - JESOLO - LA SPIAGGIA FRONTE PIAZZA MAZZINI

Era la fine dello scorso agosto quando la denuncia di una 15enne triestina che aveva detto di essere stata stuprata in spiaggia a Jesolo era diventata – anche grazie a un tweet del ministro dell’Interno Matteo Salvini – un caso nazionale. Un anno dopo, ieri pomeriggio, la giudice per l’udienza preliminare Maria Luisa Materia ha condannato Mohamed Gueye detto “Momo”, senegalese di 26 anni, a 3 anni e 4 mesi di reclusione (con rito abbreviato e quindi con lo sconto di pena) per quella violenza sessuale. Il pubblico ministero Massimo Michelozzi aveva chiesto una pena più pesante per il giovane che era stato fermato un paio di giorni dopo in un ostello a Mestre: 6 anni e 6 mesi, contestando tra l’altro la recidiva (non per questa tipologia di reati) che però la gup non ha riconosciuto.

Lui, Momo, era presente in aula, arrivato dal carcere di Verona dove c’è una sezione speciale per chi è accusato o condannato per reati sessuali particolarmente gravi. «Ne ho combinate nella vita, ma questa proprio no», si è difeso il senegalese che sin dal primo interrogatorio, subito dopo il fermo, si era proclamato innocente. Il rapporto sessuale a suo dire c’era stato, ma la ragazza era consenziente. E quindi, avendo lei più di 14 anni, non c’era reato.

Lo scorso febbraio la giovane era stata sottoposta ad incidente probatorio durante il quale erano emersi alcune contraddizioni e «non ricordo» rispetto alla prima versione fornita nell’immediatezza dei fatti. Ed è anche su questo aspetto che si sono concentrati i difensori di Gueye, gli avvocati Jacopo Stefani e Barbara Camerin, che si sono battuti per l’assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste. La difesa ha sostenuto peraltro che il racconto della ragazza fosse lacunoso, oltre che smentito sia dalla documentazione medica che dalle riprese delle telecamere. La giovane aveva riferito che Gueye le si era presentato all’improvviso mentre entrambi si trovavano al Gasoline e che insistentemente lui l’aveva fatta uscire «per cercare un accendino in spiaggia». Una volta fuori, l’avrebbe trascinata fino all’arenile e lì violentata. Lei avrebbe urlato, ma nessuno l’avrebbe sentita. Le telecamere del locale avevano però immortalato i due che prima ballavano assieme sulla pista del Gasoline, poi che uscivano abbracciati, mano nella mano. Anche la prova del Dna disposta dalla Procura non ha consentito di confermare appieno la versione della ragazza. —

M.S.

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