Radin: «Il nuovo governo non firma intese di tutela»

Insoddisfatto il deputato della Comunità italiana davanti all’esecutivo Milanovic. Rispetto all’Hdz il centrosinistra al Sabor non ha bisogno dei voti delle minoranze

FIUME

Non è soddisfatto il deputato al seggio garantito della minoranza italiana al Sabor, Furio Radin (sesto mandato consecutivo), e non lo è perché la coalizione di centrosinistra impostasi alle politiche del 4 dicembre in Croazia (Kukuriku) ha già dato ad intendere alcune cosucce che non piacciono proprio al parlamentare istriano tantomeno alla stessa Comunità nazionale italiana. Il Quadrifoglio, formato da socialdemocratici, popolari, pensionati e Dieta democratica istriana, ha la maggioranza assoluta al Sabor, 81 seggi su 151, e pertanto ha i numeri per governare da solo, senza bisogno assoluto – ad esempio – del contributo e del sostegno degli otto deputati delle minoranze. Quest’ultimi non hanno più il peso contrattuale del passato, quando maggioranze risicate dell’Accadizeta, ora all’opposizione, costringevano i suoi leader a stringere patti con Radin e colleghi, a firmare precisi accordi, a non lesinare su diritti e mezzi finanziari.

«Sì, c’è tanta simpatia nei nostri confronti, anche aperture – è Radin a parlare – ma non purtroppo la volontà di firmare intese di tutela specifiche, com’era avvenuto con i leader accadizetiani, Sanader prima e la Kosor dopo. È chiaro che non faremo parte della coalizione al potere e questo potrebbe significare svantaggi in serie, ma anche porci in una posizione favorevole perché, non avendo vincoli, potremo comportarci in modo libero, criticando leggi, manovre e iniziative del governo». Nel corso del fine settimana, Radin ha avuto un lungo incontro e una lunga telefonata con il premier incaricato, il socialdemocratico Zoran Milanovic, che ha esortato il deputato connazionale ad appoggiare il suo esecutivo. «Ha detto che terrà conto nel programma di governo di alcune proposte che gli ho fatto presenti e riguardano bilinguismo a tutti i livelli, sostegno finanziario, problema della maturità di stato e toponomastica».

Niente doppio voto invece, che per lunghi anni è stato il cavallo di battaglia di Radin e dell’Unione Italiana. Milanovic ha precisato a Radin di essere d’accordo con il voto integrativo per le cosiddette piccole minoranze, tra cui quella italiana, ammettendo però di non poterlo inserire quale obiettivo del governo dopo che il diritto è stato cassato dalla Corte costituzionale croata. «Secondo Milanovic – così Radin – si dovrebbe modificare la Costituzione, la qual cosa non mi trova d’accordo. Su questo punto e su quelli precedenti mi trovo con le mani legate. Da parte mia ho deciso di dare un appoggio condizionato al governo, che seguirò nel suo primo anno di attività per vedere cosa farà nell’interesse della nostra Comunità nazionale. Le altre minoranze? Ad eccezione dei serbi, tutte hanno deciso di aderire alla coalizione e dunque mi trovo nella posizione di essere minoranza nella minoranza». Radin ha aggiunto che Milanovic ha promesso di far visita alla nostra Comunità nazionale entro la fine di gennaio 2012, incontro da tenersi a Fiume.

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