Regole ferree nelle aule ma a Gorizia fuori da scuola è il regno dell’anarchia

GORIZIA L’attenzione di tutti, in queste settimane, si è concentrata sul modo in cui le scuole si sarebbero organizzate per accogliere nuovamente in sicurezza gli studenti, rispettando le normative anti Covid. Meno si è riflettuto forse sul fatto che le criticità vere, così come le insidie, potrebbero arrivare fuori dalle scuole, appena un passo prima di varcare i cancelli.
Ed in effetti questo pare aver raccontato anche la prima giornata dell’anno scolastico 2020/2021 a Gorizia, quella di ieri, dove la macchina organizzativa degli istituti – pur con i piccoli correttivi da apportare in corsa, come è inevitabile che sia – ha funzionato a dovere, ma dove non tutti gli studenti sono stati esattamente irreprensibili prima e dopo le lezioni. In strada, sui marciapiede, dove le regole ferree stilate dalle scuole non potevano essere applicate, insomma.
La fotografia è stata simile un po’ ovunque. Decine, centinaia di giovani e giovanissimi che si ritrovano dopo le vacanze, sorridono, si corrono incontro e in qualche caso si abbracciano. Moltissimi con la mascherina d’ordinanza, qualcuno (e nemmeno pochissimi a dire il vero) senza, per poi sfoderarla solo al momento di entrare effettivamente a scuola. Una situazione, del resto, che ricorda abbastanza da vicino quanto si è visto in questi mesi anche in giro per le città, o di fronte ai locali pubblici, in quella sorta di “terra di nessuno” in cui a comandare deve essere il buon senso.
A complicare le cose, poi, sono stati gli spazi a disposizione: alcuni istituti goriziani ne hanno di più, altri di meno. La scelta è ovviamente quella di regolare i flussi in entrata, differenziando gli ingressi, ma ragazze e ragazzi si radunano già con diversi minuti d’anticipo sui marciapiedi di fronte alle scuole, ed è lì che evitare assembramenti è parso complicato.
Ad esempio lo stretto marciapiede di via Brass, dove ha sede l’Itas D’Annunzio, è uno dei punti critici in tal senso, tanto che ieri una nonna che accompagnava la nipote al primo giorno di scuola ci confidava perplessa la sua preoccupazione nel non vedere gli studenti sufficientemente distanziati, e faceva la conta delle mascherine. «Abbiamo chiesto la collaborazione delle famiglie, responsabilizzando anche gli studenti, e continueremo a farlo – spiega Marzia Battistutti, preside del polo D’Annunzio-Fabiani, sottolineando che quanto succede fuori da scuola è difficilmente controllabile –. Di certo proveremo anche a migliorare la situazione diluendo ulteriormente i flussi in ingresso, con orari ancor più scaglionati, in modo da ridurre il numero di ragazzi che di volta in volta si accumula sul marciapiede».
Stessa strategia, oltre ai richiami e agli inviti pressanti dei docenti schierati all’ingresso della scuola, sulla quale puntano anche all’istituto professionale Cossar-Da Vinci di viale Virgilio, anche se l’edificio che ospita la scuola, per sua natura, offre spazi più ampi all’esterno.
Al polo tecnico di via Puccini gli ingressi separati sono ben quattro, ma anche qui il dirigente scolastico, Alessandro Puzzi, ha notato, fuori dall’istituto, qualche comportamento poco rispettoso delle regole, e anche per questo ha più volte stimolato la responsabilità degli studenti incontrandoli nel primo giorno di lezione. –
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