Riapre il Centro diurno alla Casa albergo

Sarà creata una “bolla” per evitare promiscuità con gli ospiti. In fase di ripristino anche il servizio dell’infermiere di comunità
Tiziana Carpinelli



Tornare a socializzare, aggiudicarsi una mano di briscola, fare merenda e sorseggiare un tè con il vicino di sedia, dopo troppi mesi passati nell’isolamento domiciliare, imposto d’autorità o autoimposto dalla paura, non è scontato per tanti anziani di Monfalcone. Con la variante delta sorvegliata speciale, recuperare la normalità è una sfida e la prossima si materializzerà nella riapertura del Centro diurno, inserito nell’ambito della Casa albergo di via Crociera, dove oltre un centinaio di cittadini canuti hanno vissuto all’interno di uno scudo più o meno impenetrabile, nella fase acuta della pandemia, prima dell’introduzione della stanza degli abbracci.

Il prossimo step è annunciato dal vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Michele Luise: «L’obiettivo è riportare la situazione al periodo pre Covid-19: in questo quadro si inserisce la riapertura del Centro diurno». Si tratta di uno spazio, prima della pandemia aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 18.30, che il Comune rivolge alle famiglie con persone anziane autosufficienti e non. Il contenitore offre attività di tipo socioassistenziale, ma pure ludico-ricreativo nonché animazione e socializzazione, all’interno e all’esterno della struttura, con l’obiettivo di recuperare e mantenere le capacità psico-fisiche dell’individuo. Qui l’ospite trascorre alcune ore (si alleggerisce così il carico delle cure per i familiari, particolarmente se si tratta di persone fragili), consuma pasti e merenda, se lo desidera. Inoltre chi non può contare sulla collaborazione di parenti e amici per il raggiungimento del Centro diurno può richiedere il servizio di accompagnamento e trasporto con un mezzo comunale attrezzato.

«Chiaramente – spiega Luise – riaprire l’area significa introdurre persone che trascorrono solo qualche ora lì e poi si muovono in altri ambienti. Per questo motivo si è deciso di creare una bolla, separata dal resto della struttura in cui è incardinata, in modo da evitare promiscuità con i degenti». Allo scopo si riconvertirà l’area della palestra. Poiché però attualmente il sito non è dotato di scivolo per ingressi con la carrozzina, ieri mattina il dirigente Enrico Englaro ha svolto un sopralluogo con lo staff dell’Area tecnica per verificare la fattibilità e realizzazione del supporto, in grado di abbattere con modesta spesa la barriera architettonica. Le stanze della palestra saranno quindi attrezzate con arredo consono, tv e altro intrattenimento. «Siamo anche dell’avviso di riattivare l’infermiere di comunità, il cui ambulatorio a servizio del rione Largo Isonzo trova sede nel medesimo perimetro», sempre il vicesindaco.

Si pone infine la questione, in questo caso tra i degenti, delle persone che in precedenza, disponendo di sufficiente autonomia, trascorrevano solo una parte della vita nella residenza protetta, solitamente la notte, mentre di giorno pranzavano o restavano in compagnia dei familiari. I protocolli di contrasto al Covid avevano reso impossibile tali condotte, ma ora è allo studio una soluzione, a tutela degli ospiti, vaccinati, e del personale. —

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