Riconversione della Burgo appesa al piano “fantasma”

Purtroppo le vertenze difficili, con esiti variabili, non sono mancate nel tessuto produttivo friul-giuliano in questi ultimi anni di crisi economica. Da Electrolux alla Ferriera le pubbliche istituzioni sono state costrette a inventarsi nuovi percorsi di supporto nelle situazioni pericolanti.
Ma il caso Burgo, con la chiusura della linea 2 e il licenziamento di 153 dipendenti (il doppio di quelli impiegati sulla linea da dismettere) nello stabilimento di Duino, presenta una inquietante particolarità: non solo l’azienda cartaria non spiega e non comunica, finora si è persino rifiutata di trasmettere il piano industriale al presidente della Regione Fvg Serracchiani, al vice Bolzonello, ai competenti uffici dell’amministrazione.
A fronte dell’impossibilità di avere punti di riferimento documentali sui quali costruire una possibile alternativa, riesce arduo valutare qualità e quantità di un eventuale intervento. La Serracchiani non esclude la possibilità di finanziare la riconversione dell’attuale linea che produce quel “patinatino” a uso di un’industria editoriale ormai esangue. Pensa, per esempio, a qualche tipologia di carta speciale, simile a quella che viene sfornata a Tolmezzo, l’altro stabilimento Burgo in regione che però non deve affrontare le stesse emergenze produttive e occupazionali del sito duinese.
Ma come fanno il governatore e i suoi collaboratori a misurare la portata dell’intervento se il gruppo non esplicita volontà e programmi? Soprattutto sorge l’interrogativo: se l’azienda non riscontra le proposte collaborative della Regione per mantenere la fabbrica duinese su accettabili livelli di occupazione e produzione, se Burgo vuole comunque la Cartiera del Timavo operante su una sola linea, se quasi tutti (eccettuato il gruppo cartario) gli attori di questa vicenda concordano sull’impossibilità di sopravvivenza dello stabilimento qualora limitato a una sola linea, allora è lecito ritenere che alla Burgo non interessa un supporto pubblico a sollievo della prospettiva industriale del sito alle bocche del Timavo? Ovvero che il gruppo, con il quartier generale domiciliato ad Altavilla Vicentina, non punta a un rilancio dello stabilimento ma piuttosto a chiuderlo definitivamente?
È il problema di fondo che anima questa aspra vertenza. Martedì prossimo si valuterà in sede ministeriale al Mise se Burgo modificherà atteggiamento o se la Regione dovrà prendere atto di una recidiva. È opportuno ricordare che da luglio i destini Burgo sono profondamente cambiati: l’ingresso delle banche creditrici negli assetti societari, con 200 milioni di strumenti partecipativi a lenimento di un debito miliardario trascinatosi dal delisting di Borsa di tre lustri orsono, condiziona la gestione del gruppo in senso finanziario. L’ad Paolo Mattei è incline a soluzioni industriali o finanziarie?
magr
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