Un porto sicuro contro il dolore: a Trieste nasce il ricreatorio oncologico "Io tifo Sveva"

Sono in fase di realizzazione anche quattro appartamenti in Strada di Fiume, che verranno destinati all’ospitalità provvisoria delle famiglie dei pazienti.

Lorenzo Gatto

Trasformare il dolore più grande e inimmaginabile in un motore inesauribile di solidarietà. È questo il miracolo d’amore compiuto da Paolo Piattelli e Marta Bassi, i genitori della piccola Sveva. Questa mattina, giovedì 21 maggio, in via Mascagni 1 a Trieste, è stato ufficialmente inaugurato il ricreatorio oncologico ideato dall'Associazione "Io tifo Sveva", un progetto nato nel tempo grazie alla meravigliosa e cocciuta ostinazione di questa famiglia, decisa a dare un sostegno concreto a chi si trova a combattere contro il cancro.

"Io tifo Sveva" inaugura a Trieste un ricreatorio per i piccoli malati di cancro

Un’iniziativa dall'elevato valore sociale, pensata per alleggerire il carico emotivo di percorsi di cura delicatissimi.

In arrivo anche quattro alloggi

E il progetto è pronto a raddoppiare: grazie al servizio immobiliare del Comune e a un provvedimento già approvato dalla giunta, sono in fase di realizzazione anche quattro appartamenti in Strada di Fiume, che verranno destinati all’ospitalità provvisoria delle famiglie dei pazienti.
Varcare la soglia del ricreatorio significa entrare in una dimensione che lascia senza respiro. C'è una zona ufficio, un angolo relax per i genitori, e poi il cuore pulsante della struttura: un'area dedicata ai giochi e alla riabilitazione dei più piccoli, uno spazio PlayStation per gli adolescenti, una sala musica insonorizzata (completa di batteria, tastiere e chitarra) e persino un meraviglioso cinema da sei posti dove ritrovare un pizzico di normalità.

È la stessa Marta Bassi a spiegare lo spirito profondo che ha guidato la costruzione di questa struttura.
"La vita delle famiglie che hanno figli in oncologia è durissima. Si vive sospesi tra casa e ospedale. Avere un punto in cui si può staccare, un porto sicuro dove si può pensare ad altro e rilassarsi, è fondamentale. Un luogo dove i bambini possono semplicemente tornare a essere bambini. Quest'opera è nata grazie a un lavoro di squadra: abbiamo trovato questo magazzino in via Mascagni e da lì è partita l’idea. Ma a volte le idee non bastano, servono competenze e risorse".
Risorse e braccia che non sono tardate ad arrivare. Chi ci ha messo il lavoro e soprattutto il cuore è stato Lorenzo Cerbone, della ditta Cerbone Costruzioni, che visibilmente emozionato ha raccontato:
"Ho conosciuto Marta e Paolo e mi sono letteralmente innamorato del progetto. Ci siamo messi subito a lavorare con il supporto del Rotary Club di Gorizia, che ha creato i presupposti fondamentali per la realizzazione pratica di questa struttura".
La solidarietà ha superato anche i confini nazionali. Francesco Delli Zotti, presidente del Rotary Club di Gorizia, ha spiegato come la ferma volontà di unirsi alla causa abbia saputo fare rete, coinvolgendo attivamente anche i Rotary partner di Bamberg (Germania) e Villacco (Austria).
A rappresentare le istituzioni locali c'era l'assessore Elisa Lodi, che ha garantito il pieno appoggio del Comune di Trieste:
"Questo progetto è semplicemente meraviglioso. Il Comune lo ha sostenuto con convinzione fin da subito, e con la stessa convinzione sta lavorando alla realizzazione dei quattro appartamenti in strada di Fiume. Un elogio immenso va a Marta e Paolo, una famiglia straordinaria".
La chiosa finale racchiusa nelle parole finali, dolci e potenti, di mamma Marta: "Trieste ci ha sommerso di amore quando ne abbiamo avuto bisogno. Il nostro obiettivo adesso è fare lo stesso con chi ne ha bisogno, cerchiamo di restituire parte di quell'amore a tutte le famiglie che stanno vivendo i loro momenti più difficili".

Riproduzione riservata © Il Piccolo