Rilasciate 143 cittadinanze durante il 2018 In testa figli minori e comunità bengalese

Un mosaico di Paesi: la maggioranza extracomunitari, pochi dall’Unione europea. Prevalgono i maschi sulle femmine 



Nel 2018 Monfalcone ha “perso” 143 cittadini stranieri, ma solo perché hanno acquisito la cittadinanza italiana. Un percorso quello per diventare a tutti gli effetti tricolori che sempre più residenti stanno effettuando con il passare degli anni, a conferma di come, almeno per una parte, la permanenza sia di lungo periodo, visti i tempi richiesti dalla normativa per la concessione.

Si tratta di dieci anni di residenza legale per gli extracomunitari e di quattro per i comunitari, ma alla cittadinanza si arriva anche per matrimonio con un cittadino italiano o per esserne figlio. Una casistica quest’ultima che si applica per la quasi totalità a bambini e ragazza e ragazze under 18 un cui genitore, sempre di origine straniera, è già riuscito a diventare italiano. Lo dimostrano i dati, forniti dall’amministrazione comunale, relativi in particolare alla popolazione con origine bengalese, presente in città dal 1998 e composta da 2.648 persone alla fine dello scorso anno. Nel 2018 sono stati 59 i bengalesi che sono diventati italiani, di cui 34 (21 maschi e 13 femmine) perché minori con genitore cittadino italiano, il 60 per cento dell’insieme dei minori, 56, che hanno raggiunto la cittadinanza lo scorso anno per lo stesso motivo.

La concessione è stata disposta per matrimonio per 6 donne bengalesi e anche un uomo cui si aggiunge anche il conferimento a una donna da parte del Consolato italiano in Bangladesh. La domanda di cittadinanza dello straniero per matrimonio con cittadino italiano, se il richiedente risiede all’estero, può essere presentata decorsi tre anni dal matrimonio: termine fra l’altro dimezzato (un anno e sei mesi) nel caso in cui la coppia abbia figli.

In tutto, lo scorso anno sono state 14 le cittadinanze conferite o riconosciute all’estero dal servizio diplomatico italiano. L’obiettivo è stato raggiunto “per residenza” da parte di altri 14 uomini e 3 donne con radici nel Paese asiatico.

L’Italia chiamò, insomma, ma nessun altra comunità con la stessa forza, soprattutto se originaria di Paesi inclusi nell’Unione europea. I rumeni al 31 dicembre erano, stando al bilancio demografico conclusivo dell’Istat, ben 1.328, in ulteriore aumento rispetto al 2017, e i primi arrivi da quell’area dell’Est europeo risalgono ormai indietro nel tempo, ma le cittadinanze concesse sono state solo 7. Discorso analogo per i croati, 9 in tutto a diventare italiani, tra uomini e donne, contro 519 residenti, in larga misura di sesso maschile, la cui presenza è legata al lavoro nel cantiere navale e le cui famiglie rimangono nel luogo di origine. In tanti casi a non molta distanza da Monfalcone, visto che l’immigrazione croata avviene dall’Istria o dalla zona di Fiume.

Un maggiore interesse sembrano averlo, invece, i balcanici i cui Paesi sono rimasti esclusi dall’Ue e sono stati devastati dai conflitti degli anni Novanta dello scorso secolo, perché dietro ai bengalesi, benché a distanza, si trovano i bosniaci con 15 cittadinanze acquisite (di cui 7 da parte di minori) e 10 macedoni. Il mosaico, però, è formato da molte tessere, come non può non essere in una città in cui abitano persone con 82 nazionalità diverse. Tra i nuovi italiani ci sono brasiliani e australiani, malgasci (uno in realtà) e polacchi, colombiani e thailandesi, senza scordarsi dell’area nordafricana. Un solo residente con origine cinese ha completato il percorso per la concessione, anche se, pure in questo caso, un primo nucleo lavora e vive in città da almeno trent’anni. Una presenza che si è via via rafforzata, però, nell’ultimo periodo: i cinesi censiti a fine 2018 sono risultati 169 in aumento rispetto l’anno precedente. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo