Riparte in Croazia la cantieristica con 14 commesse

Le navi saranno costruite nel triennio 2016-2018. Un affare da 1,7 miliardi di dollari. Scoglio Olivi e Tre Maggio sugli scudi
Di Andrea Marsanich

FIUME. Si rimette in marcia, dopo anni di crisi, la cantieristica navale croata. I quattro maggiori stabilimenti nazionali (tutti privatizzati), lo spalatino Brodosplit, il Brodotrogir di Traù, il polesano Scoglio Olivi e il fiumano Tre Maggio hanno nei loro registri delle commesse ben 14 navi, da costruire nel triennio 2016–2018. È un affare da 1 miliardo e 700 milioni di dollari, che per quest’anno prevede entrate ammontanti a 380 milioni di dollari.

L’anno prossimo si dovrebbero toccare i 900 milioni, il resto – circa 420 milioni – dovrebbe entrare nelle casse dei cantieri tra due anni. Nel ricordare che il gruppo polesano ha inglobato anni fa il Tre Maggio, va subito aggiunto che delle 14 unità, 8 saranno approntate a Pola e Fiume, 4 a Spalato e 2 a Traù. I segnali di ripresa sono evidenti, grazie anche e soprattutto a quanto avviene sui mercati internazionali, che hanno ripreso a correre per il secondo anno consecutivo.

Il direttore della Jadranbrod (azienda statale incaricata di seguire il processo di ristrutturazione nei citati quattro cantieri), Siniša Ostoji„, ha esternato un moderato ottimismo: «L’anno scorso sono state realizzate entrate per 265 milioni di dollari – è quanto precisato – nel 2014 sono stati registrati 240 milioni, l’anno prima non più di 200. L’incremento appare evidente e dovrebbe continuare anche nei prossimi anni. Oltre alla ripresa nel mondo, c’è una rinnovata fiducia nei riguardi degli scali croati e questo ci fa bene sperare per il futuro».

Ricordiamo che dal 2004 al 2011, la cantieristica navale ha inciso in media del 10 per cento sul totale delle esportazioni croate. Poi c’è stata la recessione ed ora tale percentuale tocca i 4,6 punti. Il lavoro insomma non manca e subito, di pari passo, si è rifatto vivo il problema della penuria di occupati. Allo Scoglio Olivi, grazie agli ordinativi, pensano di assumere prossimamente sui mille lavoratori, da distribuire a Pola e nel capoluogo del Quarnero. La cosa non deve stupire: negli ultimi 20–25 anni, migliaia di cantierini hanno lasciato gli stabilimenti croati, andando a lavorare all’estero, specie in Italia, dove gli stipendi sono nettamente superiori a quelli in patria.

«L’insufficienza di lavoratori – ha aggiunto Ostoji„ – è un problema molto serio e pluriennale. L’unica soluzione è rappresentata dall’aumento delle quota degli occupati che arrivano da oltreconfine. Di ciò sono a conoscenza le competenti istituzioni statali e i ministeri, che però negli ultimi mesi non si sono mossi a causa delle elezioni politiche e dei 45 giorni per arrivare al premier incaricato». Ricordiamo infine che – dettami di Bruxelles – lo Stato croato potrà ancora aiutare i cantieri navali fino alla metà del 2018, dopo di che non ci sarà più un solo centesimo di Zagabria quale sostegno agli scali. Ciò vuol dire che i quattro giganti cantieristici – se vogliono restare in vita – debbono cominciare già nel 2016 ad avere i conti in attivo.

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