Ripartita la centrale attiva fino al 23 luglio Il sindaco rilancia: «Dopo si chiuda»

Ripresa per incremento di domanda che permetterà di esaurire le scorte di carbone prevista entro l’anno
Laura Borsani



La centrale ieri ha ripreso la produzione e continuerà a fornire energia elettrica per quasi tre settimane. Da tempo inattivo, l’impianto a carbone è entrato nuovamente in esercizio, in virtù dell’«incremento della domanda estiva e del contesto di sistema», come è stato riferito dall’azienda A2A EnergieFuture, che nella giornata di sabato ha provveduto a informare il Comune di Monfalcone dell’imminente ripartenza. A partire dalle operazioni di riavviamento, propedeutico alla messa in funzione dell’impianto. A2A ha quindi affermato: «Dai piani di produzione previsti, l’impianto rimarrà in esercizio fino al 23 luglio». Il mercato lo richiede, dunque, e la centrale si è rimessa in moto. Mantenendo pertanto l’attività produttiva, a disposizione della domanda. Fino almeno alla fine di quest’anno, tempo ritenuto sufficiente all’esaurimento della scorta di carbone in dotazione allo stabilimento. Cosa potrà succedere successivamente, rimane da definire, con il tavolo aperto tra la Regione, il Comune e l’azienda. Una transizione, a proposito del progetto di modifica in ordine alla realizzazione del turbogas proposto da A2A EnergieFuture, che terrà banco tra le parti nel confronto sullo stato dell’arte e sul futuro del sito. A2A aveva dato la disponibilità a chiudere definitivamente la centrale a carbone nel 2022, anticipando quindi i termini circa le dismissioni di questa tipologia di impianti. Intanto, l’azienda ieri ha confermato: «Il funzionamento della centrale andrà a ridurre le scorte di combustibile presente nel carbonile che da tempo non è più stato approvigionato. Conseguentemente, si prevede che le rimanenze potranno essere esaurite nel corso dell’anno». Prove tecniche, dunque, e riavvio fino al 23 luglio.

Una comunicazione, quella consegnata sabato da A2A al sindaco Anna Maria Cisint, che le ha permesso di rilanciare la volontà dell’amministrazione comunale: «All’azienda ho esplicitamente richiesto di far coincidere la data del 23 luglio nella chiusura definitiva della centrale - ha affermato -. In altri termini, di anticiparla ulteriormente rispetto alla mia proposta di dismissione entro il 31 dicembre 2021. In questo senso, intendo chiedere ad A2A una formalizzazione scritta. Il tutto, evidentemente, tenendo conto dei rapporti tra l’azienda e Terna». E se l’azienda continua a mantenere il profilo della ponderazione circa gli sviluppi del proprio percorso improntato alla realizzazione dell’impianto a metano, che attende la decisione da parte del ministero, il sindaco procede perorando la causa del Comune. E ha osservato: «La chiusura anticipata della centrale è corroborata anche dal procedimento in corso, portato avanti dalla Procura di Gorizia. Ci pare poco adeguato continuare con l’attività dell’impianto. Siamo dell’idea che la centrale abbia già dato, dovendo andare alla dismissione definitiva».

La prossima settimana sarà a Trieste e intende rappresentare le linee dell’accordo di programma nell’ambito del confronto nel tavolo congiunto: «Conto di poter presentare una bozza nell’incontro previsto venerdì con la Regione, prima del confronto congiunto con l’azienda. La nostra posizione è chiara e vogliamo proseguire lungo il cammino che riteniamo più giusto e funzionale per il futuro del nostro territorio».—

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