Rovis: le aperture festive non vanno ridotte

Pronta la controproposta del Comune: nelle città di confine negozianti liberi di decidere
di Pietro Comelli
Paolo Rovis
Paolo Rovis
Chiusura forzata per il negozio di abbigliamento Godina, apertura consentita per il punto vendita Bassetti. È lo scenario che potrebbe verificarsi nel corso di una qualsiasi domenica del 2009. Come mai? Eppure le attività commerciali insistono entrambe in via Carducci, anche se su sponde opposte. Proprio qui sta l’arcano.


LA LEGGE
Le modifiche alla legge regionale 29/2005 sul commercio - contenute nella bozza dell’assessore Luca Ciriani (An), che a fine mese arriverà in Consiglio regionale - fanno un passo indietro rispetto alla liberalizzazione completa delle aperture domenicali. Consentendone solo 29 all’anno (4 a dicembre, 15 ulteriori e 10 motivate dai comuni) tranne che nelle città turistiche, individuate in Grado e Lignano, e limitatamente ai centri storici. E qui casca l’asino. Nel perimetro di Trieste il centro storico include solo la parte sinistra di via Carducci, se si va in direzione piazza Oberdan, lasciando così chiuse le serrande dei negozi sul lato destro. Scelte che inevitabilmente andranno a incidere sulle abitudini dei consumatori.


GLI SCHIERAMENTI
Quello di via Carducci è solo un esempio degli inghippi, anche paradossali, che si potrebbero verificare il prossimo anno nel ramo del commercio. Situazioni che hanno spinto l’assessore comunale allo Sviluppo economico e al turismo, il forzista Paolo Rovis, a preparare un documento da inviare alla giunta regionale contenente le osservazioni del Comune di Trieste. «Si tratta di un’analisi e di una serie di proposte condivise dal sindaco Dipiazza», mette le mani avanti Rovis. E condivise anche da Forza Italia, aggiungiamo, più da una parte di An, non tutta allineata sulla bozza Ciriani. Ma non condivise invece dalla Lega, che sostiene una linea in senso più restrittivo e, forse, nemmeno dall’Udc. E poi bisognerà capire come si esprimerà la giunta Dipiazza sull’argomento. Una linea comune potrebbe influenzare le scelte della giunta Tondo e del Consiglio regionale.


LE APERTURE
Nel documento dunque Rovis chiede di mantenere in capo all’esercente la scelta di decidere autonomamente le aperture domenicali e festive. Compresi i centri commerciali «Torri d’Europa» e «Il Giulia», veri destinatari del provvedimento. «La chiusura sarebbe un vantaggio per i centri commerciali della vicina Slovenia», evidenzia Rovis. Pronto a soffermarsi sull’aspetto occupazionale, uno dei punti più critici. «La chiusura imposta per numerose festività e domeniche all’anno - spiega - determinerebbe senz’altro una minor necessità di personale, con conseguente perdita di decine di posti di lavoro in un comparto già in difficoltà come quello del commercio».


LA FAMIGLIA
È una situazione molto delicata che si scontra con l’esigenza manifestata in particolare dai dipendenti dei centri commerciali, soprattutto donne, desiderose di passare in famiglia una parte delle domeniche e delle festività. Una battaglia che aveva visto in prima linea l’attuale assessore regionale Alessia Rosolen (An). «Il problema va risolto con un’adeguata turnazione e con l’incentivazione dei contratti di part-time verticale o contratti week-end, che possono soddisfare - sostiene Rovis - le esigenze di alcune figure, quali ad esempio gli studenti, e consentire quindi un minor ricorso agli impiegati stabili durante domeniche e festività».


IL CENTRO
La scelta di circoscrivere la libertà di apertura al solo centro storico è avversata in quanto sarebbero obbligati alla chiusura festiva anche le aggregazioni commerciali medio-piccole, quali ad esempio largo Barriera, viale XX Settembre e via Battisti. Al paradosso di via Carducci, inoltre, se ne aggiungerebbero altri. Alla chiusura dei negozi presenti nei centri commerciali, ad esempio, corrisponderebbe contemporaneamente l’apertura all’interno degli stessi di cinema e pubblici esercizi, in quanto esclusi dalle limitazioni della legge. «Ci troveremmo all’interno di un medesimo complesso commerciale con zone sbarrate ed altre aperte. Ma c’è di più», spiega Rovis pensando al progettato del nuovo centro commerciale nell’ex Silos.


LA GRANDE DISTRIBUZIONE
Stando al perimetro del centro storico, infatti, un terzo della superficie del futuro Silos ricadrebbe all’interno e per due terzi fuori. «Avremo domeniche con i negozi vicino all’ingresso aperti e quelli in fondo al corridoio chiusi? - chiede Rovis - E qualora tutta la superficie del Silos ricadesse all’interno del perimetro, come giustificare dal punto di vista della libera concorrenza che, mentre uno resta aperto, altri due centri commerciali nel medesimo Comune devono rimanere chiusi?». Una situazione che si scontra con il concetto di città turistica, classificazione difesa dall’assessore comunale.


CITTÀ TURISTICA
«L’incremento a Trieste di presenze turistiche registrato nel 2007 rispetto al 2006 è stato pari al 14 per cento, superiore al dato regionale e a quello di molte città italiane. È significativo anche il rapporto abitanti/arrivi turistici che per la nostra città - sostiene - è pari a 2,60, molto vicino a città turisticamente note nel mondo come Roma il cui rapporto è 3,06». La soluzione indicata nel documento è l’identificazione dei comuni a «prevalente economia turistica» nei maggiori centri balneari, accompagnata dalla necessità di disporre di una rete commerciale che induca la visita della città o l’attività congressuale. L’identikit di Trieste.


LA PROPOSTA
Ecco che la soluzione di compromesso, proposta da Rovis, è di estendere il regime di massima libertà concesso alle località balneari ed ai centri storici a tutto il territorio comunale nel caso in cui questo sia limitrofo o confinante con altri Stati. Il beneficio riguarderebbe quindi non solo Trieste e Muggia ma anche Gorizia, a un passo dalla Slovenia. Allo stesso tempo, però, potrebbero venir individuate alcune festività in cui osservare un turno di chiusura obbligatoria sull’intero territorio regionale per tutti gli esercizi commerciali (ad esempio Santo Stefano, il Lunedì dell’Angelo) o per mezza giornata (il mattino del primo gennaio). Una soluzione di compromesso.
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