«Salvate mio marito. Offro tre chili d’oro»
Ma lui, come tanti altri, era già arrivato ad Auschwitz e avviato verso la camera a gas
Dopo la cattura dei mille ebrei romani, i messaggi ricalcano quelli ben noti della burocrazia dello sterminio. Da dove parte il treno, quale sarà l'itinerario, com'è composta la scorta, chi ha copia dell'elenco dei deportati. Partono tuttavia da Roma verso Berlino altri messaggi che segnalano lo sconcerto per la crescente impopolarità dei tedeschi in Italia. Forse tutto ciò fa parte della manovra tesa a convincere Berlino dell'inopportunità di altri arresti. Gli ebrei hanno trovato rifugio, molti in istituti religiosi; continuare la caccia significherebbe violare le sedi vaticane, con conseguenze diplomatiche imprevedibili. Ma forse è sincero stupore per il rancore dei romani.
Il 17 ottobre viene inviato un «segretissimo» da Roma a Berlino. Non ci è giunta la firma: probabilmente è di Kappler. «In seguito all'azione contro gli ebrei, la popolazione è eccitata e furibonda . La simpatia è il sentimento più riscontrabile tra le classi povere, soprattutto perché gli arresti hanno riguardato anche donne e bambini. La diffusione delle voci alimenta in maniera artificiale questa simpatia. Cresce l'indignazione, soprattutto contro la polizia tedesca. I fascisti, intanto, si rammaricano che il problema ebraico non sia stato risolto dal regime ». L'ufficio che si occupa delle deportazioni viene trasferito a Firenze. Roma è considerata insicura, e forse è un modo per allontanare dalla capitale il problema. Un messaggio di Kappler annuncia che l'Einsatzkommando Italien sarà comandato dal capitano Eisenkolb. Non avrà giurisdizione sulle zone di operazioni, praticamente annesse al Reich, come Trieste, il Friuli e l'Istria, dove i responsabili delle deportazioni rispondono ai Gauleiter locali. Pochi giorni più tardi, il messaggio più triste e doloroso.
Lo firma Erich Priebke, collaboratore di Kappler. Riguarda i parenti dei deportati, che, disperati, cercano di comprare la libertà dei loro congiunti. È un «segretissimo» datato 29 ottobre 1943. Leggiamolo. «Negli ultimi giorni, gli ebrei hanno avanzato ripetute offerte a persone note a questo ufficio, con l'obiettivo di riportare in Italia i loro parenti in cambio di oro. Inoltre, durante un colloquio avvenuto oggi, il capo della polizia mi ha accennato alla vicenda di una donna che ha offerto fino a 3 kg d'oro per il ritorno del marito. Trasmetto queste informazioni per motivi precauzionali e vi sarei grato se fosse possibile ricevere istruzioni al riguardo. In generale, le offerte ammontano a 3 - 4 kg d'oro». Non sappiamo qual è stata la risposta di Berlino. Quello che è certo, è che il convoglio degli ebrei romani è arrivato ad Auschwitz la notte del 22 ottobre. La mattina dopo era entrato nel campo.
La maggior parte degli ebrei era stata avviata immediatamente alle camere a gas. Le offerte d'oro agli ignoti mediatori dei quali parla il messaggio di Priebke rischiavano di riscattare dei fantasmi. Infine un messaggio da Berlino. È il resoconto di una riunione, a metà dicembre, tra responsabili della sicurezza a dirigenti del ministero degli esteri. «È necessaria l'istituzione di campi di concentramento nel Nord Italia. Tuttavia il ministero degli esteri non ritiene opportuno mettere in pratica il piano proposto da Bosshammer , che prevede la deportazione nei territori dell'Europa orientale degli ebrei raccolti nei campi di concentramento. Per motivi tattici e politici, tale proposta deve essere sospesa fino alla conclusione delle operazioni di rastrellamento dei giudei, condotte dagli organi statali italiani. In base alla sua esperienza, il ministero degli esteri ritiene che la deportazione degli ebrei ostacolerebbe in maniera sensibile i rastrellamenti, con il rischio di mandare a monte l'intera operazione».
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