Sanità regionale promossa a metà: bene liste d'attesa, bocciata la prevenzione vaccini e tumori

Il report del ministero sui livelli essenziali di assistenza. Male l'immunoprofilassi in età pediatrica e i programmi di screening

TRIESTE Promossa sull’assistenza distrettuale e su quella ospedaliera. Bocciata pesantemente in tema di prevenzione. La sanità del Friuli Venezia Giulia esce tra luci e ombre dalla prima sperimentazione del ministero della Salute del nuovo modello di verifica dell’erogazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Il focus riguarda il 2016, secondo anno di applicazione della riforma del centrosinistra.

Il quadro del Paese è complessivamente preoccupante, giacché solo nove Regioni su 21 superano la sufficienza in tutte e tre le aree. Il 60% dei territori è dunque bocciato almeno in uno dei tre parametri. Risultano carenti soprattutto l’assistenza distrettuale e la prevenzione, mentre va un po’ meglio per l’attività ospedaliera.

Ed è proprio in questa terza classifica che il Fvg riesce a centrare un onorevole quinto posto (punteggio 78,96) dietro all’irraggiungibile Provincia autonoma di Trento (92,40), alla Toscana (89,13), all’Emilia Romagna (84,83) e al Veneto (82,71). Gli indicatori che hanno confezionato il risultato sono sette: tasso di ospedalizzazione, interventi per tumore maligno al seno, ricoveri a rischio di inappropriatezza, proporzione delle colecistectomie con degenza inferiore ai tre giorni, over 65 operati di frattura al femore entro due giorni e percentuale di parti cesarei.

Il Fvg è ai margini dell’eccellenza, con un colore verde tiepido nelle tabelle riassuntive, anche nell’assistenza distrettuale. I 71,43 punti valgono l’ottavo posto dietro a Trento (88,49) – anche in questo caso Paolo Bordon, l’ex manager friulano direttore dell’azienda della Provincia autonoma, guarda tutti dall’alto –, Liguria (86,39), Piemonte (86,19), Veneto (84,41), Emilia Romagna (83,14), Toscana (80,50) e Sicilia (73,08), con la Lombardia solo decima con 69,12. In questo caso gli indicatori test sono otto: tasso di ospedalizzazione in età adulta per diabete, broncopneumopatia cronica e scompenso cardiaco, tasso di ospedalizzazione under 18 per asma e gastroenterite, tempi d’attesa dei mezzi di soccorso, percentuale di prestazione della classe di priorità B, consumo di antibiotici, pazienti trattati in assistenza domiciliare integrata, percentuale di re-ricoveri in psichiatria, numero decessi da tumore e anziani non autosufficienti in trattamento nelle Rsa.

La nota dolente riguarda però la prevenzione, con sei indicatori che hanno portato il Fvg in coda alla classifica: il dato più dolente è quello della copertura vaccinale pediatrica per esavalente e morbillo-parotite-rosolia, cui si aggiungono elementi come controllo delle anagrafi animali e degli alimenti, stili di vita e adesione ai programmi di screening. La regione, con 52 punti, sta davanti solo a Calabria (51,39), Campania (50,21), Provincia di Bolzano (49,57) e Sicilia (48,48).

Le nove regioni che garantiscono i Lea secondo i nuovi indicatori sperimentali sono Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Per le altre 12 c’è invece almeno un segno negativo. Tra le regioni vicine alla sufficienza ci sono Fvg e Lazio, insufficiente solo nell’attività distrettuale, mentre da retrocessione sono l’Abruzzo, appena sotto la sufficienza per l’attività distrettuale e ospedaliera, e la Puglia, che è appena sotto la sufficienza in tutte e tre le aree prese in esame.

Graduatorie a parte, sottolinea Quotidianosanita.it, sito di informazione sanitaria, ciò che emerge dalla sperimentazione è una situazione molto peggiore di quella emersa dalle ultime rilevazioni della “vecchia” Griglia Lea e forse anche questo spiega il perché le Regioni, in sede d’intesa, abbiano chiesto lo scorso dicembre di rimandare l’avvio del nuovo sistema al 2020 e perché nel nuovo Patto per la salute insistano per la revisione delle norme su piani di rientro. A preoccupare è anche la mancata uniformità dei servizi erogati nelle diverse realtà territoriali. Per il Fvg è confermata tra l’altro la disomogeneità del servizio. Anche nel recente rapporto del Consorzio per la ricerca economica applicata (Crea) in sanità dell’Università di Tor Vergata, il Ssr veniva promosso per il contesto demografico, la prevenzione, l’equità, ma bocciato sulla spesa, la gestione delle fratture di femore e la mortalità evitabile. A fare meglio complessivamente il Veneto, la Provincia di Trento, la Toscana, il Piemonte e l’Emilia Romagna. —


 

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