SCACCO AL PREMIER

Il ritiro dell'offerta di acquisto che appariva come l'ultima chance di salvezza per la compagnia aerea italiana è arrivato. È uno smacco grave per il governo, proprio mentre il suo capo ancora gongola per i sondaggi che danno la popolarità dell'esecutivo alta come non mai. Tanto che tutto verrà fatto da Berlusconi, che già ha iniziato a puntare il dito contro «le sinistre», per riaprire un qualsivoglia tavolo che porti a un qualsivoglia accordo. Non è detto che ci riesca, ma non ci vorranno molti giorni per capire se la conclusione di questa brutta storia sarà l'arrivo in tribunale dei libri di Alitalia.


Ma lasciamo da parte le considerazione sulla pazzia di questo caso italiano. Teniamo da un lato i danni provocati durante la trattativa con Air France-Klm, quando l'ex ministro Padoa-Schioppa sostenne l'assenza di alternative a un'intesa con i transalpini; non torniamo sul ruolo svolto dal sindacato e sulle posizioni di intransigenza da cui la Cgil non ha voluto muoversi. Infine, ignoriamo la favola dell'italianità, che almeno da un punto di vista antropologico-culturale ha riportato la memoria a tempi oscuri della storia pre-repubblicana di questo Paese.


Anche lasciando da parte tutto questo, non può non stupire l'esultanza suicida con cui alcuni dipendenti Alitalia hanno accolto la notizia della fine della trattativa. Come può essere spiegata la gioia gridata di chi vede perduto il proprio posto di lavoro, si sono chiesti in molti?


Occorre ricordare quanto la storia della nostra compagnia di bandiera si intrecci, per molti versi, con quella del Paese. Alitalia nasce nel 1947: quando Fausto Coppi vince il Giro d'Italia davanti a Gino Bartali, viene fondato il Piccolo teatro di Milano e, dopo il viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti, l'Italia ottiene un prestito di 100 milioni di dollari. Quell'anno l'attività di Alitalia ha inizio con un volo sulla tratta Torino-Roma-Catania e, solo due mesi più tardi, con il primo collegamento internazionale.


L'anno successivo c'è la prima tratta intercontinentale, con un volo di 36 ore totali che da Milano raggiunge Roma, Dakar, Natal, Rio de Janeiro, San Paolo e Buenos Aires. Alitalia è dunque in quegli anni un'icona della modernizzazione del Paese che con caparbietà e coraggio esce dalla distruzione post-bellica.

Riproduzione riservata © Il Piccolo