Sciopero bis all’Università A rischio centinaia di esami

I docenti dell’Università di Trieste, così come i colleghi in tutta Italia, si preparano ad incrociare nuovamente le braccia. A fare le spese dello sciopero centinaia di studenti, che rischiano di veder saltare gli appelli della sessione estiva degli esami.
Quella che andrà in scena nelle prossime settimane, rappresenta il secondo capitolo della mobilitazione nazionale indetta dal Movimento per la dignità della docenza universitaria nato al Politecnico di Torino su iniziativa di Carlo Ferraro, che lo scorso autunno aveva spinto a scioperare circa 12mila professori in tutta Italia. Alla base della protesta la richiesta di sblocco definitivo degli scatti stipendiali, 80 milioni di euro per le borse di studio, seimila concorsi per professori associati e 4mila concorsi per ordinari, altrettanti per ricercatori a tempo determinato di tipo B.
La lettera di proclamazione dello sciopero bis è stata firmata da 6.857 professori di tutti gli atenei italiani, tra cui 45 a Trieste. Il numero finale degli aderenti alla protesta, però, potrebbe anche salire notevolmente. Difficile, infatti, sapere ora quanti effettivamente sciopereranno, poiché la decisione spetta ai singoli prof, che sono tenuti a comunicare la loro adesione solo entro le 11 del giorno successivo rispetto alla data dell’appello saltato. Alcuni di loro hanno comunque già informato gli studenti durante le ultime lezioni della volontà di annullare alcuni appelli, mentre altri lo faranno sapere solo il giorno stesso dell’esame.
Altro per il momento il Movimento per la dignità della docenza universitaria (di cui peraltro non esiste un portavoce ufficiale) non dice, in attesa di avere quanto prima un confronto con il neoministro dell’Università, Marco Bussetti. Si fanno sentire invece molte associazioni studentesche attive a livello nazionale che, pur riconoscono la legittimità della protesta, temono che lo sciopero finirà esclusivamente per danneggiare gli universitari. Sulla stessa linea Martin Iurilli, rappresentante degli iscritti dell’Università triestina: «Come studenti, siamo a conoscenza delle ragioni valide dello sciopero, ci rendiamo conto delle criticità e siamo dalla parte dei professori, ma il problema è che, tristemente, siamo sempre noi a farne le spese, mentre sarebbe importante salvaguardare i nostri diritti».
Di parere simile anche il rettore dell’ateneo cittadino, Maurizio Fermeglia, che dichiara: «Ognuno ha il diritto di esercitare il diritto di sciopero, ma ritengo che il momento sia sbagliato, anche per l’attuale situazione del governo, appena insediato e ancora alle prese con la necessaria fase di “rodaggio”. Il rischio è che, in assenza di risposte puntuali da parte del neoministro, la protesta di risolva unicamente in una penalizzazione degli studenti».
Sono però state previste delle tutele da parte dei professori per alcune delle situazioni più delicate: per gli esami che prevedano un solo appello nel periodo fino al 31 luglio, verrà fissata una sessione straordinaria a partire dal quattordicesimo giorno dalla data scelta per lo sciopero, mentre laureandi e studenti Erasmus dovranno poter sostenere l’esame dopo sette giorni nel caso in cui l’appello non tenuto sia l’ultimo utile per laurearsi o per adempimenti richiesti dal programma di scambio. Tutele particolari sono previste anche per le studentesse in attesa di un bambino o per gli studenti che abbiano problemi di salute documentati. In più, nella lettera di proclamazione dello sciopero si richiede ai rettori che le trattenute stipendiali per questo sciopero siano destinate all’erogazione di borse di studio per gli studenti con i quali, come afferma uno dei professori firmatari, ci si augura anche che possano esserci futuri momenti di confronto. Intanto l’Università si prepara a attraversare una sessione estiva che potrebbe risultare piuttosto impegnativa sia per gli studenti che per i professori.
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