Scontro sulle bonifiche. Menia: De Anna irresponsabile

I rapporti tra il governo e la giunta di centrodestra precipitano a causa del sito inquinato di Trieste. Il sottosegretario attacca l’assessore: "Fa populismo a buon mercato. Tondo ne prenda atto"
TRIESTE.
È scontro istituzionale sulle bonifiche nel Sito inquinato di rilevanza nazionale a Trieste. La Regione sconfessa il ministero dell’Ambiente, e il ministero a stretto giro la Regione, con una dura nota del sottosegretario Roberto Menia, che ri-minaccia di causa da parte dell’Avvocatura dello Stato le imprese se inadempienti, e avverte: «Lo Stato continua a ritenere che Trieste e la sua area industriale non possa essere trattata diversamente dalle altre località».


Tutto questo dopo che l’altro giorno l’assessore all’Ambiente Elio De Anna, e quello al Bilancio e alla Negoziazione partecipata, Sandra Savino, hanno apertamente deligittimato la bozza di accordo di programma siglata a Roma (tredicesima versione), anche sulla spinta di un atteggiamento di aperta ribellione contro la classe politica da parte delle aziende sedute sul sito inquinato e costrette a pagare molti milioni di «danni ambientali» a piè di lista.


Dalla risposta di Menia si evince che anche la missione del capo di gabinetto della Regione, l’altro giorno a «vis-à-vis» proprio con l’Avvocatura di Stato, ha prodotto pochi margini di manovra. «Proficua» dice Menia, ma «da questo schema non si esce».


«Non si fanno matrimoni e accordi sotto minaccia» aveva detto invece De Anna, temendo appuntamenti in tribunale, annunciando un progetto di bonifica gestito dalla Regione sui 5 milioni di chilometri quadrati inseriti nel sito (altri 12 mila sono in mare), e mettendo soprattutto in dubbio i «fondamenti giuridici» del testo ministeriale.


Menia reagisce con estrema durezza: «Le dichiarazioni di De Anna pongono seri problemi di credibilità dello stesso e minano quella dell’istituzione regionale che rappresenta, giacché ne sconfessa l’operato e gli atti fin qui compiuti in un rapporto di leale collaborazione col governo nazionale». E preme ancor più la penna: «Fare populismo a buon mercato non è certo atto di coraggio ma di palese irresponsabilità. Credo - aggiunge - che il presidente Tondo farebbe bene a prenderne atto».


Per Menia innanzitutto affermare che il testo dell’accordo «sia semplicemente da cestinare perché ritenuto privo dei fondamentali ”presupposti giuridici” costituisce affermazione che si commenta da sè, dalle implicazioni persino vagamente diffamatorie». La nota cita una sentenza del Consiglio di Stato (numero 8710 del 24 dicembre 2009) che «ha proclamato formalmente che il modello cui si ispira tale accordo di programma è pienamente conforme alla legge». La stessa sentenza, aggiunge, dice «come gli obblighi di messa in sicurezza e di bonifica delle aree inquinate legittimamente possano anche essere ricondotti alla semplice posizione di custode dell’area inquinata, a prescindere, dunque, dalla dimostrazione di una sua responsabilità per l’inquinamento del suolo».


È qui il richiamo agli imprenditori (ascoltati invece dai due assessori regionali), aggrappati al «chi non inquina non paga», e in rivolta di fronte alla quantificazione di un «danno ambientale» di oltre 300 milioni di euro che giudicano impropriamente imposto nonché spropositato. Menia risponde: non si scappa. E specialmente trova offensiva quella parola usata da De Anna, «minaccia», «che farebbe apparire - scrive il viceministro triestino dell’Ambiente - qualcuno come vittima di una prepotenza ingiusta da parte dello Stato». Invece: «Nessuno ha intenzione di vessare né costringere proprietari e imprese: l’accordo di programma è uno strumento - prosegue Menia - che nasce fra enti pubblici e che offre una facoltà ai privati. Con la transazione ottengono lo svincolo dalle aree e nulla verrà loro più richiesto in termini di responsabilità: altrimenti è ovvio che la strada sarà quella anticipata dall’Avvocatura dello Stato della citazione in giudizio, ben più costosa e pericolosa».


Nessuna terza via, dunque, e «non si esce da questo schema». Menia ricorda accordi e bonifiche già attuate in altre parti d’Italia che sono stati, dice, «strumento di sostegno e rilancio delle imprese, perfino con contributo statale (offerto naturalmente anche a Trieste)». Dunque, «fino a quando sarà possibile», il ministero «offrirà quanto di meglio è stato sperimentato in altre parti del territorio nazionale», ma non altro.

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