Scuole e carcere s’incontrano Riparte “A scuola di libertà”

L’iniziativa di “Volontariato e Giustizia” mira a promuovere tra i giovani il rispetto delle regole e pure ad aiutare i detenuti nella loro rieducazione

Il 15 novembre, domani, sarà la giornata che darà inizio al progetto “A scuola di libertà, le scuole imparano a conoscere il carcere”, ciclo di incontri tra scuola e carcere promossi dalla Conferenza nazionale Volontariato e Giustizia tramite le sezioni territoriali a cui aderiscono le varie associazioni locali che si occupano del volontariato in carcere. Il progetto è di respiro nazionale ed è il sesto anno che viene riproposto. Scopo dell’iniziativa è di promuovere tra i giovani studenti il senso del rispetto delle regole, di sensibilizzarli sul senso di privazione della libertà, di porre attenzione alle problematiche connesse alle devianze, di aumentare la consapevolezza su ciò che viene considerato semplice bravata o atteggiamenti di banale bullismo e sulle conseguenze.

Accordi con le singole direzioni didattiche consentono così di individuare classi o singoli studenti che intraprendono il percorso di quella che non è solo educazione civica ma si può configurare come una vera e propria prevenzione della delinquenza. A Trieste le scuole che lo scorso anno hanno aderito alla virtuosa iniziativa sono stati gli istituti Galilei e Volta, dove i volontari del Gruppo carcere di San Martino al Campo hanno incontrato circa duecento studenti e, con l’ausilio di filmati che fotografavano la vita in carcere, si è parlato di pena, responsabilità e prevenzione. Ma il progetto ha visto la sua massima espressione nella casa di reclusione di Padova, dove gli studenti entrano in carcere a fare lezione di consapevolezza, parlando con i detenuti, coinvolti a propria volta nella loro rieducazione e nella rivisitazione di quanto commesso. All’iniziativa, in alcuni casi, hanno aderito anche ex reclusi, che in veste di insegnanti hanno portato la loro esperienza tra gli studenti.

Il progetto si svilupperà nel corso di tutto l’anno scolastico, con l’auspicio che sempre più scuole aderiscano all’iniziativa. Spiega l’avvocato Elisabetta Burla, garante comunale dei detenuti e presidente della Conferenza regionale Volontario e Giustizia, perenne promotrice d’iniziative volte a far conoscere e a migliorare la realtà carceraria: « “A scuola di libertà” vuole essere uno strumento per far riflettere i ragazzi su tematiche scomode, inducendoli a non emettere giudizi affrettati e superficiali. E serve, nell’auspicio si possa realizzare anche nella nostra regione un percorso analogo a quello che viene organizzato a Padova, anche alle persone private della libertà, per far comprendere le conseguenze del loro agire e le ripercussioni emotive e psicologiche nelle persone offese, per ricucire lo strappo che il reato ha creato». —

G.D.M.

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