«Se il ricovero nella Rsa si basa su ragioni cliniche il paziente non paga»



«A nessuno viene richiesto di pagare o di compartecipare alla retta se il ricovero in Rsa ha motivazioni cliniche». Antonio Poggiana, commissario straordinario dell’AsuiTs, rigetta seccamente le accuse su presunti addebiti economici ai pazienti che sarebbero stati ricoverati nelle Rsa per più di trenta giorni. Poggiana ha voluto fare chiarezza dopo gli attacchi di Andrea Ussai, consigliere regionale del M5s, e della senatrice di Fi Laura Stabile, che denunciavano una mancata applicazione da parte dell’Azienda sanitaria, nonostante il decreto applicativo del 20 dicembre scorso, della norma regionale che ha esteso da 30 a 60 i giorni di ricovero gratuito nelle strutture.

A valutare le condizioni cliniche dei pazienti, spiega l’AsuiTs, è l’Unità di valutazione distrettuale (Uvd) composta dal medico e dal personale infermieristico del distretto, dal medico di medicina generale, dal personale dei Servizi sociali e, a volte, dai parenti.

Poggiana quindi chiarisce che «se l’Uvd stabilisce che il paziente ha bisogno di una settimana di ricovero in Rsa, durante quel periodo nulla è dovuto. Se il paziente decide però di rimanere nella Rsa deve compartecipare al 50% della retta fino al sessantesimo giorno e, se permane ulteriormente, dovrà paga la retta intera. Se l’Uvd invece ha stabilito che necessita di 55 giorni di ricovero il paziente non pagherà nulla fino a quel giorno, poi fino al sessantesimo comparteciperà alla spesa e successivamente pagherà la retta piena. Questo – conclude Poggiana – succede già ora, anche se il modulo è quello vecchio e, d’intesa con le Rsa, lo modificheremo il giorno 12 giugno».—



Riproduzione riservata © Il Piccolo