«Se le cose non cambiano dovremo lasciare i corsi»

Pasquale non può più contare sul sostegno economico e sull’erogazione dei pasti A Giulia è stato tolto anche l’alloggio: «Potrei essere costretta a tornare in Sicilia»

«Adesso vivo con 120 euro al mese, non riesco neanche a comprare una nuova lametta da barba. Sono in una situazione estremamente difficile». Pasquale Bossio, classe ’96, nato a Sesto San Giovanni in provincia di Milano, è iscritto al terzo anno di Chimica all’Università di Trieste. Ha pagato l’imposta di bollo da 16 euro, perché esentato dalle tasse universitarie, il 9 ottobre 2017, con quattro giorni di ritardo rispetto alla scadenza stabilita dal regolamento. Pochi giorni dopo ha pagato la mora. Altri 30 euro. Nonostante l’ammenda, però, il suo nome è tra quelli esclusi dalle graduatorie dei beneficiari dei servizi dell’Ardiss, anche se risulta idoneo per quanto riguarda i requisiti di merito e di reddito.

«Mi trovavo fuori città in un momento difficile dal punto di vista personale, non ho pensato che pochi giorni di dilazione avrebbero compromesso il mio percorso universitario». Pasquale, nel primo anno da studente a Trieste, ha usufruito della borsa di studio da pendolare perché residente a Pordenone. Il secondo anno, invece, trasferitosi in città, ha potuto ottenere la borsa da fuori sede. «Grazie a quelle risorse riuscivo ad andare avanti con gli studi, ora è difficile. Sono mesi che mi sembra di vivere alla giornata». Oltre al contributo economico, si è visto revocare anche il diritto al pasto gratuito nella mensa universitaria. «Per uno studente fuori sede è un servizio importante che permette di avere più tempo per studiare e approfondire le lezioni, rimanendo nell’ambiente universitario». «Ora siamo nel mezzo della sessione di esame – sottolinea –. È difficile studiare pensando che il mio percorso universitario potrebbe interrompersi da un momento all’altro».

Per Giulia Platania, nata nel ’92 a Catania e all’ultimo anno della facoltà di Ecologia dei cambiamenti climatici, la situazione è, forse, ancora peggiore. Anche lei, idonea per reddito e merito, a causa di un ritardo nel pagamento dell’imposta di bollo, ha subìto l’esclusione dalla graduatoria dei beneficiari. Nel suo caso, però, la mancata assegnazione della borsa di studio coincide anche con la revoca del diritto di alloggio nella Casa dello studente. «A Catania, dove ho studiato per tre anni, non mi sono mai trovata in una situazione del genere e l’anno scorso mi sono iscritta a Trieste ad anno accademico già avviato – spiega –. Quest’anno, a causa di qualche giorno di ritardo nel pagamento della marca da bollo sto affrontando non poche difficoltà, che si ripercuotono sulla mia vita da studentessa». Prosegue Giulia: «Non percepire la borsa di studio e non avere un alloggio per me equivale ad interrompere gli studi, visto che la facoltà che frequento è una specificità dell’ateneo triestino e risulterebbe difficile chiedere il trasferimento in un altro polo». Il contatto con l’Ardiss, per lei, non è stato dei migliori: «Quando mi sono presentata agli uffici il direttore mi ha fatto sapere, tramite una dipendente, che non c’era niente da fare e che il bando parlava chiaro. Se le cose non dovessero cambiare, mi ritroverei costretta a tornare a casa, in Sicilia, e a ripartire da zero».

Enrico Rizzo, nato nel 1993 in provincia di Treviso, è all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Psicologia. In cinque anni di università a Trieste, non si era mai trovato di fronte a un problema del genere. «Una volta che mi sono accorto della mia esclusione, ho provato a contattare gli uffici dell’Ardiss tramite posta elettronica – racconta –. Poi ho avuto diversi colloqui con i dipendenti dell’Agenzia, ma senza risultato». Rizzo spiega così la scelta di intraprendere la via legale: «Il diritto allo studio è costituzionalmente garantito, sono anni che tanti studenti come me vanno avanti con poche risorse, la borsa di studio è uno strumento fondamentale».

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