«Servizi sociali, utenti saliti del 60% in cinque anni»
di Gabriella Ziani
Lei perde il lavoro. Pazienza, ce la faremo, dice lui. Poi tocca a lui, e lei non può dire «pazienza». In due, con gli occhi sgranati, si ritrovano, anche un po’ impacciati e vergognosi, negli uffici dell’assistenza sociale. Oppure direttamente in via Mazzini. Vogliono parlare con l’assessore: non sono poveri, ma storditi dalla mancanza di lavoro e di denaro, una cosa per loro assurda.
Nella benestante Trieste gli utenti dei servizi sociali sono aumentati dal 2007 al 2011 del 60%: da quasi 7000 a 11 mila circa. Ogni assistente sociale ha in media ormai 225 persone da aiutare su mille fronti: famiglie, minorenni, anziani, disabili, sfortunati, vessati, disoccupati, dissipati, sfrattati, malati, senza famiglia, senza reddito. E il Comune non è più la cassa continua, ha abolito l’antiquato “sussidio”, non versa denaro utile per il momento, ma (come da anni fa l’Azienda sanitaria) studia progetti di “riqualificazione sociale” per ciascuna persona. Il che significa capirne il caso, cercare soluzioni attraverso gli altri enti della città, trovare lavoro o formazione. Per dar l’assegno bastavano minuti, per un progetto ci vogliono giorni. E l’organico delle assistenti è in grave sofferenza.
Lo denuncia Walter Giani, segretario Cisl-funzione pubblica, che ne ha già discusso col Comune e che il 13 gennaio organizza un’assemblea generale di tutte le oltre 60 assistenti sociali. «L’organico - afferma Giani - dovrebbe essere di 65 unità, di fatto in ruolo ce ne sono 61 e lavorano sul campo in 49: 3 in maternità, 7 in posizione organizzativa, 1 diventata dirigente a tempo determinato, 1 con funzioni amministrative, manca di fatto il 25% del personale».
L’assessore alle Politiche sociali Laura Famulari risponde con alcune iniziative: «Abbiamo prorogato 2 “tempi determinati” e faremo un bando per mobilità per 3 posizioni - annuncia -, se andrà deserto bandiremo il concorso. Del resto - aggiunge - è del 2010 un accordo tra Cgil, Cisl e Uil e rappresentanti degli assistenti sociali che stabilisce 1 professionista ogni 5000 abitanti, secondo questi parametri Trieste è in linea».
Ma i cittadini non fanno contratti sul “tetto” di richieste, e bussano con intensità mai vista. Il sindacato chiede ben di più: «Un concorso pubblico in deroga al blocco delle assunzioni previsto dalla finanziaria regionale, l’ultimo risale al 2004, sono trascorsi 8 anni, molto personale è andato o andrà in pensione, e il carico di lavoro è vertiginosamente aumentato».
«È vero, i bisogni sono aumentati in modo incredibile - prosegue Famulari -, per questo faremo anche una riorganizzazione del servizio. Un gruppo di studio ha lavorato per 5 mesi con le assistenti sociali nelle quattro Unità territoriali per capire dove c’era da migliorare. È emerso questo: che i bisogni attuali dei cittadini richiedono una specializzazione “per target” da parte delle assistenti. Serve insomma distinguere la singola specializzazione, quando uno conosce bene la propria materia anche le procedure diventano più veloci. L’assistente sociale è il “front office” del servizio comunale, ma anch’io ricevo tutti i cittadini che me lo chiedono. Tantissimi: soprattutto persone che hanno perso il lavoro, certi a monoreddito che non ce la fanno più, coppie che hanno perso il posto in sequenza, e che si trovano in povertà all’improvviso, sconvolti, perché mai in vita loro avevano provato una cosa simile».
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