Sigilli al pontile del bagno “Gabriele”

Blitz di Capitaneria di porto, Carabinieri e Vigili del fuoco a Punta Sottile. Per la Procura accesso al mare abusivo

TRIESTE. È un vero e proprio blitz quello che è andato in scena ieri mattina nello stabilimento “Gabriele” di Punta Sottile, in Strada per Lazzaretto 77. L’ennesimo. Davanti ai gestori Sabino Taccardi e Mara Scheriani questa volta si sono presentati la Capitaneria di Porto, i Carabinieri e i Vigili del fuoco. L’intervento è stato disposto dalla Procura che contesta alla struttura balneare un’attività irregolare. Si tratterebbe dell’accesso al mare, ritenuto abusivo. Il pontile ieri è stato transennato e vi sono stati apposti i sigilli della magistratura, mentre i pompieri si sono occupati della rimozione dei gradini che portano in acqua. L’indagine fa capo al pubblico ministero Federico Frezza.

L’area è stata in più di un’occasione al centro di episodi analoghi (l’ultimo sequestro risale al 2015) o comunque di contenziosi legali con il Comune di Muggia.

Un rapporto del 2012, redatto dalla polizia municipale, metteva in dubbio la presenza di un gazebo costruito con travi in legno e privo, all’epoca, dell'autorizzazione paesaggistica.

Ma in passato, ripercorrendo le cronache, non sono mancate le battaglie in tribunale sulla titolarità delle piattaforme dello stabilimento e, di conseguenza, sul pagamento dei canoni concessori: sotto accusa i mancati versamenti che il Comune, ente al quale dal 2006 sono state delegate le funzioni amministrative sul Demanio marittimo, ha richiesto per l'utilizzo dell’area a mare. Si è parlato di oltre 100 mila euro dovuti dalla famiglia Taccardi, poiché agli atti le piattaforme risultavano di proprietà dello Stato.

Ecco poi gli scontri con la pubblica amministrazione per le autorizzazioni necessarie all’apertura estiva degli spazi, culminati in sanzioni e ordinanze di chiusura.

I militari, come già avvenuto nel 2015, sono ritornati anche ieri: il proprietario, stando a quanto si apprende, avrebbe tolto i sigilli già posti dalla Procura in precedenza.

«Hanno fatto un intervento virtuale - ribatte Mara Scheriani, la titolare che gestisce la struttura assieme al marito Sabino Taccardi -, è un intervento su una particella che non esiste. Noi non abbiamo uno stabilimento - afferma - perché “Gabriele” era la denominazione di un’azienda che non c’è più da anni. Sinceramente non so cosa sia stato fatto oggi (ieri, ndr). La verità è che hanno messo i sigilli all’azienda “Stabilimento balneare Gabriele” che non esiste. I sigilli sono sul niente. Hanno sequestrato qualcosa che non esiste - ribadisce ancora - cioè su una denominazione sociale. Comunque dopo 21 anni di attività non si può dire che un pontile sia abusivo. Noi non siamo abusivi: abbiamo tutti i documenti. Ma sinceramente non ho capito proprio niente».

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