Solo colpi di fioretto a Gradisca Il dibattito a tre è senza affondi

L’uscente Tomasinsig: «Abbiamo l’ambizione di completare le opere avviate» Gerometta: «Serve un cambiamento radicale». Verdimonti: «Non si è osato»
Bumbaca Gorizia 20_05_2019 Gradisca incontro intervista con i tre candidati sindaci © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 20_05_2019 Gradisca incontro intervista con i tre candidati sindaci © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Tanto fair play e pochi voli pindarici nell’affollato incontro pubblico fra i candidati sindaco di Gradisca organizzato dal locale circolo Acli “Boscarol” alla sala civica Bergamas, “arbitrato” con garbo dal giornalista Guido Baggi. Il match (dall’inglese, “incontro” e non “scontro”, ndr) si è svolto in un clima corretto, senza polemiche e sovrapposizioni degne dei peggiori talk show. Ed è stato interpretato con estrema prudenza tattica dai tre competitors.

In pillole qualche highlight della serata che ha visto confrontarsi l’uscente Linda Tomasinsig (centrosinistra), Renzo Gerometta (centrodestra) e Claudio Verdimonti (Cittadini). Relativamente a cultura, turismo e sviluppo economico per Gerometta «il commercio langue ovunque, ma a Gradisca abbiamo messo molto del nostro: lo abbiamo messo in ginocchio con una viabilità discutibile e con la pedonalizzazione del centro storico. Servono nuove sinergie turistiche con i comuni che un tempo formavano l’Antica Contea. Troppi luoghi storici e culturali sono stati negli anni oggetto di scarsa valorizzazione». Tomasinsig: «Rimango perplessa quando si parla di cittadina trascurata e morente. Quotidianamente incontro persone che riconoscono a Gradisca una notevole vitalità culturale. Abbiamo inaugurato uno dei musei più innovativi in regione. La crisi del commercio è generalizzata. Hanno aperto e stanno aprendo diverse attività produttive, magari non più in centro, ma i numeri dicono che esiste una controtendenza». Verdimonti: «Quantità non è sempre sinonimo di qualità. Serve a poco avere 80 associazioni o 400 eventi l’anno se non si fanno scelte coraggiose e non c’è sinergia. La Spazzapan è sottoutilizzata, la Serenissima è chiusa. Da anni nel piano regolatore esiste un buco nero: l’area artigianale-piccolo industriale al confine con Mariano. Potrebbe diventare strategica nel campo della logistica servendo i porti di Trieste e Monfalcone».

Sul tema dell’immigrazione, per Verdimonti: «Troppe le promesse e le decisioni prese sulla pelle dei gradiscani. E ora c’è chi cavalca malessere e paure. Dobbiamo trovare gli strumenti per convivere con queste strutture, ma soprattutto con le persone che il territorio è chiamato ad ospitare. Forse, recuperassimo la semplicità dei bambini non vedremmo minacce nel diverso». Tomasinsig: «La concentrazione nei grandi centri ha prodotto risultati nefasti e Gradisca in questo ha maturato un’esperienza non invidiabile. Siamo contrari ai Cpr perché non sono la soluzione, e al Cara in quanto solo un’accoglienza in piccole unità abitative e spalmata su tutti i comuni puo’ garantire gli strumenti per non subire la pressione del fenomeno migratorio in un territorio come il nostro». Gerometta: «Certe dinamiche non dipendono dai sindaci. Abbiamo la certezza che, se toccherà a noi amministrare, con il governatore Fedriga e il ministro Salvini avremo una porta amica a cui bussare. Chiederemmo un incremento delle forze dell’ordine, della videosorveglianza, e faremmo di tutto per risolvere il degrado nelle aree fluviali».

Quanto alle loro motivazioni, così i candidati. Tomasinsig: «Impegnarmi attivamente ha sempre fatto parte del mio modo di vivere la città. Abbiamo l’ambizione di completare le opere avviate e avviare assieme a tante persone un progetto nuovo per il bene di Gradisca». Gerometta: «Avrei potuto godermi il riposo, ma ho sentito forte l’esigenza di prendermi cura della mia città. Ha bisogno di un cambiamento radicale, anche nelle persone che la guidano». Verdimonti: «Se mi ripresento per la terza volta non è per ambizione, ma per rispetto dell’elettorato gradiscano e delle persone del mio gruppo che continuano a credere nella necessità di un cambiamento. Riteniamo in questi anni non si sia fatto e osato abbastanza». –



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