«Solo progetti fuori legge a Portorosega»

L’imprenditore Vescovini attacca Azienda speciale e Regione: «Niente caratterizzazioni, io le ho fatte e mi hanno bloccato»
Bonaventura Monfalcone-27.02.2018 Imbarco Nogaro Sped-Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-27.02.2018 Imbarco Nogaro Sped-Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Non si scava più nel porto di Monfalcone, dopo il sequestro dei Noe coordinati della Procura della Repubblica di Gorizia e dal Comando gruppo per la tutela ambientale di Milano. È stroncata sul nascere qualsiasi manutenzione dei fondali per ora, ma a rischio c’è pure l’escavo. I traffici portuali per fortuna continuano, anche se in realtà le speranze degli operatori che attendevano, almeno per le banchine più importanti i meno 11,70 metri per far approdare le navi più grandi, sono state disattese. Si continuerà a mandarle via, non ci poteva essere peggior “benvenuto” per l’Autorità di sistema portuale che entra oggi in possesso del porto di Monfalcone unito a Trieste, consegnato con i principali nodi irrisolti.

Cosa sta succedendo a Portorosega, è davvero un porto di veleni? Ora è scoppiata la bufera giudiziaria sui lavori di manutenzione seguite dall’Azienda speciale porto, ma è risaputo che ci sono altri tre esposti alla Procura sul porto che riguardano Regione e Aspm fatti dall’imprenditore della Sbe, Alessandro Vescovini dopo il blocco del progetto del minirigassificatore. «Sono passati tre anni - commenta - e in quel progetto c’era l’escavo del porto che avrebbe fatto risparmiare alle casse pubbliche 15 milioni di euro». Non perde mai l’occasione l’imprenditore di ribadire la sua tesi: «Il progetto dell’escavo dell’Aspm autorizzato alla velocità della luce da Regione e ministero dell’Ambiente presentava lacune ed errori clamorosi che con probabilità avrebbero portato all’ennesimo sequestro». Quel progetto non è mai partito, ma è bastato fare lavori di manutenzione per provocare un sequestro. Tra «lacune ed errori», ci sono montagne di carte ricorda Vescovini, quella di «voler svuotare la cassa di colmata» per portarli di fronte alle terme in corrispondenza di una falda affiorante. «La cassa di colmata era una discarica, lo ha segnalato anche Smartgas, chi aveva realizzato il progetto non aveva verificato i terreni, chi doveva supervisionare e dare le autorizzazioni non si era preoccupato di fare le verifiche». E veniamo all’escavo, un punto su cui Vescovini non ha dubbi: «Il progetto è stato presentato senza aver fatto le caratterizzazioni ambientali come prevede la norma: Smartgas le ha realizzate spendendo 650 mila euro». Secondo l’imprenditore una «tragicommedia» conclusa «con l’autorizzazione per l’Aspm senza fase istruttoria e la bocciatura di Smartgas per un progetto giudicato lacunoso e impreciso nonostante le caratterizzazioni. Perché questa disparità di trattamento?». Questo nonostante i 22 punti in comune tra i progetti. Arriviamo ai sequestri di oggi. E il commento di Vescovini è una sentenza: «Con la stessa leggerezza e compiacenza degli enti autorizzativi, Regione in primis, l’Aspm si apprestava a scavare oltre 100 mila metri cubi di fanghi senza autorizzazione, 3 mila 800 autotreni carichi spostati da una parte all’altra del porto in piena stagione balneare facendo passare il lavoro per semplice manutenzione».

E c’è un punto che fa imbestialire Vescovini: «Incredibile di fronte a questo scempio il silenzio assordante dei mitilicoltori mentre nei confronti del progetto di Smartgas, che non avrebbe minimamente influenzato la loro attività, si strappavano i capelli». L’imprenditore è durissimo: «Evidentemente quando c’è di mezzo il settore pubblico in questa regione, e il famoso allineamento dei pianeti, spesso e volentieri tutto si appiana e diventa magicamente possibile fino a quando non interviene la magistratura».

«Non finisce mai di stupire lo spettacolo di questi funzionari che, nonostante i ripetuti fallimenti - conclude Vescovini mirando all’Aspm - non ultimo quello degli accosti 1, 2 e 3, non solo non abbiano ancora risposto personalmente degli errori, ma che siano ancora saldamente al loro posto per frenare gli unici investitori privati che hanno presentato un progetto degno per il porto».

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