Spacciavano droga, arrestata famiglia

Piante di cannabis nella villetta dei triestini a San Canzian d’Isonzo
Un infermiere professionale in servizio al Cim di Barcola e tutta la sua famiglia. compreso l’ex compagno della figlia, sono stati arrestati dai carabinieri di Monfalcone: sono accusati di aver gestito un rilevante traffico di hashish. Nella loro casa di San Canzian d’Isonzo in località Paradiso i militari hanno scoperto una piantagione di cannabis. E altra droga è stata sequestrata nel corso dell’operazione. In carcere sono finiti Guido Vidonis, 57 anni, la moglie Marina Cortesini, 48 anni, la figlia di primo letto dell’uomo, Doriana Vidonis, 35 anni, e Nicola Melchi, 49 anni. L’infermiere come la moglie e la figlia sono nati a Trieste. L’ex convivente è invece di origine calabrese.


Nell’operazione sono stati sequestrati oltre un chilo e mezzo di hashish, venti grammi di marjiuana oltre alle piante alte un metro e 60 centimetri, giunte a maturazione e pronte per essere essiccate per la conservazione. L’arresto dei quattro è stato convalidato ieri dal giudice Massimo Vicinanza della Tribunale di Gorizia che su richiesta del pm Marco Panzeri ha emesso un provvedimento cautelare. Il blitz dei carabinieri è scattato lunedì pomeriggio lungo la strada che da San Canzian porta a Fogliano. A finire per prima in manette è stata Doriana Vidonis. È stata bloccata dopo aver consegnando un pacchetto contenente oltre un chilo di hashish a una donna che i carabinieri tenevano d’occhio. In tasca aveva circa seimila euro che secondo gli investigatori le erano stati dati in cambio della droga. Poi sono state effettuate le perquisizioni. Nella casa di San Canzian sono stati trovati altri 500 grammi di hashish oltre a denaro per circa 9mila euro.


«L’hashish che è stato trovato nell’abitazione di San Canzian era per uso terapeutico. La moglie di Vidonis, la signora Cortesini, soffre di glaucoma e con questa patologia una tra le terapie più efficaci è quella appunto dell’hashish», spiega l’avvocato Roberto Maniacco che difende Vidonis e la moglie. Aggiunge: «In Nord Europa l’uso terapeutico è consentito e in certi casi raccomandato. In Italia invece è permesso solo l’uso del farmaco acquistato in farmacia che viene prescritto dal medico con una particolare procedura. La verità è che quell’hashish era sicuramente per uso terapeutico». Il legale osserva poi che dopo il blitz nella casa di San Canzian sono rimaste solamente la nonna pure non vedente e la bambina di 14 anni. «Mi sembra - dice Maniacco - che l’azione sia stata eccessiva. Nei confronti di Vidonis infatti non ci sono elementi ogggettivi».


Aggiunge l’avvocato Paola Suffi, difensore di Nicola Melchi: «Il mio assistito è completamente estraneo. Si era trasferito in Calabria dopo la separazione con la moglie. Quel giorno era andato a Fogliano nella casa della donna per accompagnare la figlia con la quale ha trascorso un periodo di ferie. Insomma, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Della droga non sapeva nulla». «La mia cliente si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Dobbiamo valutare gli atti perchè per ora conosciamo solo la tesi dell’accusa. Proporrò istanza di riesame», ha spiegato l’avvocato Alberto Tofful che assiste Doriana Vidonis.


«Si tratta – ha dichiarato il comandante della Compagnia di Monfalcone, Helios Scarpa, durante una conferenza stampa – di persone al di fuori di ogni sospetto, senza precedenti, né segnalazioni. L’indagine a loro carico procedeva da diverso tempo: l’attività investigativa, svolta senza l’uso di intercettazioni e si è protratta da inizio giugno fino al giorno dell’arresto. La sostanza stupefacente sequestrata era destinata alla piazza dell’intera Regione. E il quantitativo recuperato corrisponde al traffico di un paio di settimane. L'attività illecita veniva svolta in concorso tra i quattro». I movimenti sospetti sotto casa – frequentata a detta dei carabinieri da decine di clienti al mese – devono aver quindi insospettito i carabinieri, i quali dopo ripetuti controlli e pedinamenti, hanno sorpreso Doriana Vidonis, definita dal capitano Scarpa «il braccio operativo» dell’ «attività a conduzione familiare», in flagranza di reato, nel momento evidentemente più propizio. Le due famiglie, secondo i carabinieri, avevano messo su una grossa attività di spaccio nell’abitazione.


(ha collaborato Tiziana Carpinelli)

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