Stati Generali dell’etnia L’Unione italiana ne esce più compatta
Gallesano. Massimo appoggio all’Unione Italiana (Ui), nella sua battaglia per il mantenimento della propria soggettività e autonomia messe fortemente in dubbio negli ultimi anni anche dalla crisi dell’Università Popolare di Trieste (Upt), il suo partner storico.
Negli ultimi anni tuttavia i due enti non si scambiano più ramoscelli d’ulivo. I dissapori si sono acutizzati lo ricordiamo, con l’introduzione del sistema del bando per l’erogazione dei fondidella Regione Friuli Venezia Giulia a favore degli Italiani rimasti.
Una mossa che l’Ui interpreta come attacco alla sua autonomia nella definizione dei progetti e programmi, approvati in sede di Assemblea della stessa Ui, e come tentativo di creare concorrenza e animosità tra le sue istituzioni partecipanti al sistema del concorso in bandi.
Senza contare che le piccole Comunità non sono in grado da sole di definire dei progetti da candidare al contestatissimo bando, progetti invece fatti propri dall’Unione italiana.
Mentre sembrava che dopo il bando del 2018 si fosse ritornato al precedente modello di finanziamento in virtù anche delle promesse della nuova giunta regionale del Friuli Venezia Giulia a guida Fedriga (Lega), l’UpT, ora commissariata per le note vicende di disavanzi finanziari, lo ha ripetuto anche per il 2019.
Ecco il motivo che ha spinto i vertici dell’Ui a convocare una specie di plenum a porte chiuse, per sentire l’umore delle istituzioni, quelle che fruiscono dei finanziamenti.
Al tremine di alcune ore di dibattito il presidente dell’Assemblea dell’Ui Paolo Demarin ha dichiarato che i circa cento tra presidenti delle Comunità degli Italiani, presidi di asili e scuole, e rappresentanti delle altre istituzioni intervenuti alla riunione, hanno confermato il pieno appoggio all’Ui quale istituzione rappresentativa e unitaria degli Italiani rimasti in Slovenia e Croazia.
«Da questa riunione - ha aggiunto Demarin - siamo usciti più uniti che mai e decisi a mantenere la nostra soggettività».
A proposito del contestato bando Demarin ha aggiunto che l’UI rimane ferma nei progetti e programmi approvati dalla sua Assemblea, da finanziarsi con i fondi del Friuli Venezia Giulia.
All’incontro è intervenuto anche il deputato italiano e vice presidente del Parlamento croato (Sabor) Furio Radin.
«La riunione è stata un test di unità per tutti, test abbondantemente superato», ha dichiarato al termine dei lavori. «È inutile che ci facciamo discorsi motivazionali, esistiamo da 75 anni, prima come Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume e da 28 anni come Unione Italiana. E abbiamo mantenuto la nostra identità grazie all’Ui che tra l’altro fa parte di un trattato internazionale», ha concluso Radin.
Da rilevare infine che in una nota il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota relativamente alla polemica sui fondi del governo italiano destinati alla minoranza precisa che «l’Ui ha ricevuto, rispetto all’anno finanziario 2018, oltre il 70% dei fondi spettanti, e il lamentato blocco di alcune attività non è da imputare al ritardo nelle erogazioni all’Ui da parte della Regione Fvg o dal governo italiano». «Rispetto ai 3,4 milioni previsti ai sensi della legge 73/200 - conclude la nota - ben 2,5 sono stati già erogati, mentre l’ultimo milione è già in fase di pagamento». —
P.R.
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