Stazione di Servola, Salvini a Trieste assicura: «Tutto sotto controllo»
Il ministro rinvia alla delega affidata al vice Rixi. Fedriga: «Percorso sicuro». Consalvo e gli operatori: «Senza la stazione non c’è prospettiva di sviluppo»

Non ancora una risposta, ma un’attesa fiduciosa. Dieci giorni dopo il termine annunciato dal neo presidente del porto di Trieste Marco Consalvo, che aveva auspicato un riscontro entro gennaio, lo sblocco dei fondi per la stazione e lo svincolo autostradale di Servola – 180 milioni di finanziamento che nelle parole del numero uno dell’Adsp è «determinante per il futuro del porto» – non è ancora ufficiale, ma arriverà «a giorni».
Per il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, intervenuto lunedì all’evento organizzato dalla Lega per discutere di infrastrutture, sviluppo e sicurezza, il dossier è nelle mani «del viceministro Rixi, che ha la delega ai porti» e tanto basta per ritenere «tutto sotto controllo».
Nessuna data in vista per la formalizzazione ufficiale, ma la rassicurazione che si sta lavorando per garantire i fondi. In ballo c’è il tema dello slittamento temporale, almeno al 2030, dei finanziamenti previsti dal Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc) «e quindi maggiormente manovrabili da parte dell’esecutivo rispetto al Pnrr», ha spiegato Fedriga, interpellato sul punto dallo stesso Salvini.
Il ministro si è limitato a ricordare le cifre complessive destinate dal Mit alle infrastrutture del territorio: 1 miliardo per il porto di Trieste, 3,5 miliardi per tutti i cantieri aperti in Friuli Venezia Giulia. «Il ministero sta lavorando per riuscire a garantire l’investimento su Servola con una posticipazione del tempo di spesa», ha spiegato il governatore, grazie a «scambi di finanziamento» con altre opere.
«Il viceministro Rixi è molto sicuro su questo percorso», ha garantito Fedriga e anche Consalvo dal palco ha parlato di una «criticità che a giorni si risolverà», ribadendo che «senza Servola non c’è prospettiva per la crescita del porto, sia in termini di sviluppo ferroviario sia in termini di viabilità». Anche sulla nomina del segretario generale, che per un gioco di equilibri tra forze politiche spetta a Fratelli d'Italia, è Fedriga a farsi avanti prima ancora di Salvini, con una risposta secca: «Il nome spetta al presidente dell’Autorità portuale che ha le competenze per nominarlo».

Se l’attesa per il nome del segretario continua, è quella per la stazione di Servola che sembra preoccupare di più. L’appello a sbloccare la situazione è stato unanime nelle voci degli operatori intervenuti all’evento, coordinato dal segretario della Lega Fvg Marco Dreosto che ha scelto, non a caso, di intitolare il dibattito “Friuli Venezia Giulia, porta d’Europa”. «Una regione resiliente che ha portato risultati, dove c’è un porto con una visione di prospettiva».
Per Francesco Parisi, presidente di Trieste Summit, la cordata di una quindicina di imprenditori impegnati a promuovere il ruolo di Trieste come snodo strategico del corridoio Imec, l’opera resta fondamentale in una prospettiva di evoluzione dei traffici che porterà al 2030 ad un aumento della capacità del porto di Trieste del 50%. «Se sbarcheremo una volta e mezza i volumi che sbarchiamo oggi, dovremo avere uno sfogo a terra: il successo del porto di Trieste è stata la ferrovia, che va adeguata all’incremento di volumi. C’è una criticità negli aspetti autorizzativi, ma dobbiamo ripartire velocemente per rispettare questi tempi».
«Servola non serve per il Molo VIII, serve oggi», ha tagliato corto l’ad di Hhla Plt Trieste Antonio Barbara. La piattaforma logistica, dove si è passati dai 20 dipendenti del 2021 ai 300 messi a budget per il 2026, «è un risultato del territorio di Trieste e del governo italiano se investono nelle infrastrutture». In primis nelle ferrovie, per servire il centro Europa. «Oggi il sistema ferroviario di Trieste è un collo di bottiglia per lo sviluppo dei traffici del territorio: abbiamo la necessità di adeguare le infrastrutture alla capacità del porto», ha aggiunto Barbara.
Sul punto la sollecitazione di Consalvo è chiara: la sfida non riguarda solo il porto e gli operatori portuali, ma l’intero sistema logistico regionale, che deve mettere gli interporti al servizio dello scalo. «Dobbiamo accelerare sull’efficienza dell’attuale configurazione portuale» è l’obiettivo che si è dato da qui alla fine del mandato. Non solo ferro, ma anche viabilità. «Sulla linea siamo ancora indietro, è un tema che va affrontato in massimo cinque anni. Il sistema logistico dev’essere regionale con specializzazioni funzionali. C’è ancora molto da fare, ma in questa regione è possibile».
A patto di non imbattersi nei «professionisti del no» evocati da Salvini su Mose, Tav, Olimpiadi, ovovia. Anche sulla riforma dei porti, «fatta rispettando le autonomie, ma dando una cornice comune per spendere meglio tutti i soldi a disposizione», ha rivendicato Salvini di fronte alle critiche arrivate in mattinata dal Pd.
«Trieste non perderà nulla, semplicemente c’è una regia nazionale perché ogni porto ha le sue peculiarità. Stiamo parlando di uno dei porti più importanti non d’Italia, ma d’Europa. Stiamo investendo un miliardo di euro nel porto di Trieste: se non ci credessi – ha tagliato corto – li metterei altrove».
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