Stock, l’azienda non cede: «Fabbrica via da Trieste»

La delocalizzazione in Repubblica Ceca confermata al Prefetto e alla Regione Cosolini: offesa la città. Brandi: mediazione snobbata. Appello sindacale a Roma
Di Piero Rauber
Silvano Trieste 17/04/2012 I lavoratori della Stock
Silvano Trieste 17/04/2012 I lavoratori della Stock

La speranza è l’ultima a morire. Anzi, ormai vien da ammettere che è stata l’ultima a morire. Anche sugli estremi disperati tentativi compiuti per via istituzionale di scongiurare l’annunciato distacco della spina alla Stock di via Caboto - e ai suoi trenta posti di lavoro - piomba una nuova sentenza di morte imminente. La Stock Spirits Group - multinazionale titolare del marchio di liquori, dietro la quale tira le fila un fondo d’investimenti americano di nome Oaktree - ha infatti confermato via posta pure alla Prefettura, oltre che alla Regione, l’irrevocabilità della sua ultima decisione: quella di abbandonare a brevissimo la produzione a Trieste, per portarla tutta in Repubblica Ceca.

Il de profundis, incoraggiato però dalla promessa di volerci provare ancora, fino all’ultima zaffata di spirito che uscirà da via Caboto, viene dai sindacati di categoria per conto degli stessi lavoratori sul giro d’ari. Sono proprio i segretari provinciali di Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil - Elio Gurtner, Michela Marson e Biagio Martorano - ad annunciare che «la proprietà ha confermato la decisione di chiudere a Trieste nonostante le esortazioni del prefetto, il dottor Giacchetti, in rappresentanza del Governo, e la contestuale disponibilità all’abbattimento dei costi dell’energia da parte dell’assessore regionale Brandi. Nella riunione del 3 maggio la rappresentanza della Stock Spirits Group ha letto la risposta inviata al prefetto, senza ulteriori argomentazioni. I lavoratori riuniti in assemblea hanno deliberato di richiedere un intervento diretto del ministero del Lavoro, attraverso l’unità di crisi, e il coinvolgimento della presidenza delle regioni Friuli Venezia Giulia e Lombardia, per un eventuale alleggerimento dei costi della struttura amministrativa e commerciale di Milano. Anche strutture finanziarie governative quali Simest, per il sostegno del made in Italy, o regionali quali Friulia potrebbero intervenire. In attesa di sviluppi i lavoratori hanno deciso di continuare il lavoro, completando i piani di produzione assegnati. Ancora una volta il senso di responsabilità dei lavoratori supera di gran lunga quello dell’azienda e dei suoi rappresentanti».

E un secondo schiaffo morale viene dal sindaco di Trieste: «Ribadisco ciò che avevo già detto ai vertici aziendali - così Roberto Cosolini - e cioè che ritengo offensivo, per la città, il fatto che invece di venire per tempo a chiedere sostegno sono venuti solo a presentare un certificato di morte». «Prendiamo atto - l’eco di Angela Brandi, titolare dell’assessorato regionale al Lavoro - che la proposta delle istituzioni all’azienda davanti al prefetto non è stata accolta né approfondita. Ci è stato comunicato che “il processo di dismissione è stato determinato dalla volontà degli azionisti”. Bisogna pensare al futuro dei lavoratori per evitare il licenziamento immediato, garantendo loro l’attivazione degli ammortizzatori sociali».

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