Stranieri in aumento Mille in più nel 2018

Il rischio di un fenomeno di etnicizzazione della povertà è ben presente e appare quanto mai urgente investire nella formazione professionale delle giovani generazioni di migranti, se si vuole porre un freno a pericolose lacerazioni del tessuto sociale. È quanto mostrano i dati contenuti nel “Dossier Statistico Immigrazione” 2019 presentato ieri sera all’Università di Trieste.
In generale, prosegue anche nel 2018 la crescita della presenza di cittadini stranieri in regione, che raggiunge circa le 110 mila unità con un’incidenza sulla popolazione totale che sale al 9,1%, superando il valore nazionale (8,7%) e avvicinandosi a quello del Nord-Est (10,8%). Per quanto riguarda le provenienze, il co-autore del dossier, Paolo Attanasio, ha evidenziato che il Friuli-Venezia Giulia presenta un’atipicità per la composizione dell’immigrazione rispetto al resto d’Italia, con due residenti stranieri su tre che provengono dal continente europeo. L’aumento della popolazione straniera in regione si presenta eterogenea dal punto di vista territoriale, concentrandosi soprattutto nelle due province di Pordenone (+1.094) e Trieste (+1.036), seguite da Gorizia (+929) e Udine (+453).
Come ha sottolineato la professoressa di antropologia, Roberta Altin, focalizzarsi sull’istituzione scolastica significa guardare alla parte permanente delle migrazioni per studiarne il grado di integrazione e le eventuali criticità. In merito a ciò, l’incidenza degli alunni stranieri sulla popolazione scolastica totale rimane ferma al 12% (circa 160 mila), anche se in realtà ben il 63% di loro è nato in Italia.
Si registra poi un lieve miglioramento delle posizioni degli alunni stranieri nelle scuole secondarie di II grado: il 5,1% nei licei contro il 4,7% dell’anno scolastico precedente, l’8,4% negli istituti tecnici contro il 9,1% e il 16,2% nei professionali contro il 18,7%. Una modesta variazione che, secondo il report, è interpretabile come un segnale positivo nel posizionamento futuro degli alunni stranieri nelle varie tipologie professionali del mondo del lavoro.
In merito a quest’ultimo, le cifre più significative sono quelle relative ai livelli professionali: quasi due stranieri su tre esercitano un lavoro manuale contro circa un italiano su tre, i quali però sfiorano il 40% nel settore dei dirigenti e delle professioni intellettuali o tecniche rispetto agli stranieri che non raggiungono l’8%. Infine, il tasso di disoccupazione degli autoctoni si ferma al 5,9%, mentre quello degli stranieri raggiunge il 12,4%. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








