Stupro di gruppo, la testimonianza della vittima in aula: «Piangevo e urlavo sperando che qualcuno mi sentisse»

A subire la violenza sessuale è stata una ventenne triestina, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2024, in un palazzo abbandonato non lontano da piazza Oberdan a Trieste. Due le persone che hanno abusato della giovane

Maria Elena Pattaro
Piazza Oberdan, dove la ragazza è stata trovata confusa e in lacrime (foto Lasorte)
Piazza Oberdan, dove la ragazza è stata trovata confusa e in lacrime (foto Lasorte)

«Ero a terra, ubriaca, in una stanza buia. Quando uno dei due si è slacciato la cintura ho capito cosa volevano fare. Mi sono messa a piangere e a urlare forte, sperando che qualcuno mi sentisse. Uno mi ha afferrato il viso, costringendomi a subire un rapporto orale. L’altro era presente, non ricordo cosa abbia fatto».

È la drammatica testimonianza resa in aula, la settimana scorsa, da una ventenne triestina, vittima di quello che la Procura ha qualificato come uno stupro di gruppo. La violenza sessuale è avvenuta la notte tra il 6 e il 7 gennaio 2024, in un palazzo abbandonato non lontano da piazza Oberdan.

Due i presunti autori del reato, entrambi di origini tunisine e all’epoca poco più che maggiorenni. Il principale imputato Kamel Briki è già stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere in abbreviato per violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate. Schiaccianti le prove a suo carico. Una su tutte: lo sperma trovato sul giubbotto della ragazza era proprio il suo, come è stato accertato attraverso le analisi genetiche. Briki, irregolare in Italia, è stato espulso lo scorso novembre, dopo il deposito della sentenza da parte della gup Flavia Mangiante. Già gravato da precedenti espulsioni e coinvolto in svariati procedimenti penali, lo straniero è stato rimpatriato nel suo Paese d’origine.

Il presunto complice Talel Marzouki sta affrontando invece il dibattimento, dinanzi al Collegio del Tribunale. L’imputato, attualmente detenuto nel carcere di Perugia per altra causa, è a processo per gli stessi reati per aver fornito quanto meno un contributo morale all’amico. Il suo è un processo indiziario in cui la difesa (affidata agli avvocati Ivan Esposito e Matteo Pastore) punta a smontare l’impianto accusatorio delineato dalla pm Ilaria Iozzi. Le difese sostengono che non si possa affermare oltre ogni ragionevole dubbio che l’imputato sia il ragazzo presente quella sera.

La vittima si è costituita parte civile, assistita dall’avvocata Letizia Pascutto. E nell’ultima udienza è stata sentita in aula. Con voce tremolante ha ripercorso ancora una volta quel terribile episodio che sta cercando di lasciarsi alle spalle. «Quel pomeriggio sono stata al centro commerciale Le Torri insieme a un’amica – ha raccontato –. Abbiamo comprato e consumato alcolici: vodka e limonata. Alle 21 siamo tornate in centro in autobus. In piazza Goldoni ci siamo separate: lei stava male sicché è tornata a casa. Io dovevo raggiungere il mio ragazzo e un suo amico, così mi sono diretta verso piazza Oberdan. Lì mi si sono avvicinati due ragazzi: non li conoscevo, li avevo visti qualche volta in bus. Non ricordo cosa mi abbiano detto perché ero confusa. Presumo si siano offerti di fare un tratto di strada con me».

«Il resto è una sequenza di flash – ha proseguito la ragazza, con un filo di voce –. Ricordo di aver salito delle scale. Una stanza buia. Uno dei due mi ha messo una canna in bocca. In quel frangente ho scritto un messaggio al mio fidanzato, chiedendo aiuto. Poi mi sono ritrovata per terra. E quando uno di loro si è slacciato la cintura, ho iniziato a piangere e urlare».

In questa sequenza di ricordi frammentati, il frame successivo è quello delle 23.30: la ragazza è seduta su una panchina di piazza Oberdan. Il fidanzato e l’amico l’hanno appena raggiunta. Da lontano vedono scappare i due aggressori. La caccia ai responsabili era scattata la notte stessa, da parte della Squadra Mobile. In parallelo gli amici della vittima avevano cercato sui social i presunti responsabili. Il cerchio si era poi chiuso sui due tunisini. Si torna in aula a fine aprile.

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