«Sul caso tbc il Comune andrebbe denunciato per omissione di soccorso»

«Ho fatto l'unica cosa giusta e possibile, e se tornassi indietro rifarei assolutamente lo stesso». È passata una settimana – ma per quel che è successo in mezzo e tutto il polverone che si è sollevato, pare una vita – da quando, domenica scorsa, la Provincia realizzò la tendopoli di via Brass, subito ribattezzata Campo Francesco. Allora il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che con l'assessore Ilaria Cecot è colui che più fortemente ha voluto l'intervento pro afghani, forzò la mano, indossò la tuta da ginnastica e, fisicamente, si adoperò con tanti altri volontari e gli uomini della Protezione civile per montare le tende. Da lì è stato un susseguirsi continuo di polemiche, che hanno attraversato e spaccato la città.
Perché il sindaco di Udine Furio Honsell ha palesato un'opinione molto diversa dalla sua, presidente?
Parlo della politica in generale. Che ha paura, ha terrore di affrontare queste cose. Tutta la nostra politica è in grave ritardo sui temi dell'accoglienza e dell'immigrazione. Non ci si pone il problema, non ci si rende conto che è in atto una rivoluzione epocale, alla quale non possiamo sottrarci. Su Honsell posso dire che secondo me è stato preso un po' alla sprovvista, ha agito d'istinto e detto la prima cosa che pensava. Anche io forse su due piedi avrei detto lo stesso».
Si è pentito di aver realizzato la tendopoli?
«No, anzi. Credo di aver fatto l'unica cosa che andava fatta. Intendo che quando si agisce in questi casi lo si fa in emergenza. Io non avevo in mente di mettermi a costruire tendopoli o fare il protagonista, ma mi ci sono trovato. È stata una scelta difficile, ponderata: ero arrivato al momento in cui ho sentito di dover agire. Tutti però, e io per primo, ci auguriamo che si tratti solo di una parentesi temporanea, e che entro due settimane la tendopoli chiuda».
Si aspettava tutte queste polemiche?
«Sì, anche se si sia creando nella popolazione la consapevolezza che si sia trattata di una scelta squisitamente umanitaria, cosa che mi confermano tutti quelli con cui parlo. Del resto, dove si trovavano questi uomini non potevano restare. Per quanto riguarda il luogo della tendopoli, noi avevamo a disposizione solo questo, e visto che nessuno si è fatto avanti...».
La Curia poteva fare di più?
«Alla Curia non ho nulla da rimproverare, magari si fossero tutti messi a disposizione come lei. C'è la Caritas, c'è il Nazareno, e forse avremo presto anche il convento dei frati di Cormons».
Il mondo della politica invece, anche all'estero come nel caso dell'Austria, sembra chiudere le porte.
«La politica europea sull'immigrazione ha fallito. Non si può dissuadere i profughi dallo scappare dalla guerra: è sempre stato così e sempre lo sarà. Ancor di più che oggi. Ma non possiamo neanche mantenere i migranti per un anno in attesa di concedere l'asilo politico. Diamolo subito, a questo punto».
Perché avete nascosto il caso di tbc?
«Noi non abbiamo nascosto proprio nulla, e sono basito delle polemiche. Di fronte al disastro igienico sanitario che abbiamo trovato in riva all'Isonzo abbiamo contattato l'Azienda Sanitaria, che poi ha fatto tutte le verifiche che doveva fare. E ci ha avvertiti degli esiti e del caso di tubercolosi rilevato. Lo stesso, immagino, ha fatto con tutti gli altri suoi referenti istituzionali».
Il Comune, pare, no.
«È quello che dicono. In Comune evidentemente sono preoccupati di essere denunciati per omissione di soccorso, e dunque dicono che non sapevano nulla: della tbc, degli afghani, forse addirittura dell'esistenza dell'Isonzo».
Marco Bisiach
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