«Sulla sanità abbiamo già dato» Una mozione approda in aula

L’opposizione pronta a dare battaglia dopo la fusione dell’Aas2 con Trieste Collini: «Gorizia annessa al capoluogo giuliano». Fasiolo: «Troppe le criticità»
Bumbaca Gorizia 30.04.2019 Comune incontro con sindaci su sanità con Riccardi © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 30.04.2019 Comune incontro con sindaci su sanità con Riccardi © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



«Gorizia è una città “concorde e tollerante”, come ci ricorda Graziadio Isaia Ascoli lungo la scalinata del palazzo municipale. Ma quanto potrà continuare ad essere tollerante di fronte ai continui scippi che subiscono i goriziani quando si parla della loro salute?».

A chiederselo Roberto Collini (Percorsi goriziani) che, in occasione del recente incontro con l’assessore regionale Riccardo Riccardi, ha evidenziato come Gorizia «abbia già dato». Temi che sono parte integrante anche di una mozione consiliare (presentata da Adriana Fasiolo) che approderà in Consiglio comunale fra oggi e domani e che evidenzia come la sanità isontina abbia già ridimensionato l’offerta ospedaliera attuando la chiusura degli ospedali periferici di Grado e Cormòns nonché la riconversione del centro di riabilitazione San Giovanni di Dio in ospedale per acuti.

«Il Pal (Piano attuativo locale) della sanità illustrato nei giorni scorsi in Comune dell’assessore regionale Riccardi e dal commissario dell’Aaas Poggiana? È un richiamo inevitabile a Ferenc Molnar. Con la differenza che “I ragazzi della via Pal” - annota Collini - costituiva una sorta di denuncia per la mancanza di spazi destinati ai giovani mentre questo Pal limita pesantemente, al momento, le condizioni di intervento della sanità pubblica nei confronti dei goriziani. La riduzione progressiva dei reparti e delle funzioni del nostro ospedale (e in modo minore di quello di Monfalcone) non è cosa di ieri, ma trae origine dalla miopia politica dei governanti degli anni ’90 e dal solito e insano campanilismo. Due fattori che non portarono all’unica soluzione razionale e sostenibile in un territorio di 150 mila abitanti: una sola, ma efficace, struttura ospedaliera provinciale».

«Ora - attacca l’esponente di opposizione -, con l’annessione di Gorizia a Trieste, c’è il rischio che la situazione sia destinata a peggiorare. È vero che la giunta regionale di centrodestra ha fatto retromarcia rispetto al proprio programma elettorale rinunciando alla separazione tra ospedali e territorio e che nel Pal presentato propone numerosi richiami alla “continuità” con i piani elaborati dalla giunta precedente (e, quindi, merito a chi ci ripensa!) ma è altrettanto vero che la sanità goriziana, al netto dell’inguaribile ottimismo della giunta comunale, è costretta a nutrirsi, per ora, solo di promesse. Ovviamente tutte da verificare, dando tempo al tempo».

Più tecnica la disamina di Adriana Fasiolo, consigliere comunale e medico di medicina generale. Punta il dito sulla carenza di personale infermieristico («Ad oggi mancano 7 infermieri sul territorio del Distretto Alto Isontino») e di fisioterapisti e fisiatri («La fisioterapia a domicilio non risponde al bisogno richiesto. Ciò è consequenziale alla carenza di personale dedicato. Dei 16 fisioterapisti teoricamente in carico al servizio, 12 sono quelli di fatto operativi e, di questi, 5 hanno limitazioni (esempio: legge 104). Il servizio pertanto presenta oggettive difficoltà».

Nella mozione che approderà all’attenzione del Consiglio si evidenzia come la nuova rimodulazione dell’assetto organizzativo delle Aziende sanitarie «crea inevitabilmente una situazione di grave incertezza e destabilizzazione degli operatori, già sottoposti nel recente passato all’onere gravoso dell’integrazione e ricomposizione dei servizi fra le ex Ass Isontina e Bassa Friulana».

Fasiolo, nel documento, ritiene anche essenziale «favorire la progettualità transfrontaliera in campo sanitario e lo sviluppo della cooperazione nel medesimo settore quale “parte integrante” della programmazione sanitaria, rappresentando questa realtà un unicum sul territorio regionale e nazionale». —



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