«Tanti pericoli, poche tutele E c’è pure chi ci discredita»

l’intervista
Sono oltre 450 le guardie giurate operative a Trieste. Sorvegliano ospedali, banche, il Tribunale, sedi istituzionali ma non solo. Da qualche tempo questi “angeli custodi” sono inseriti anche in contesti più insoliti: fast food, supermercati, portinerie, sportelli dei Servizi sociali, uffici dell'Inps e ora anche sugli autobus dove, al pari dei controllori, sono a tutti gli effetti dei pubblici ufficiali. Sulle linee della Trieste Trasporti le guardie giurate verificano che i passeggeri siano muniti di titolo di viaggio e fanno rispettare il regolamento di vettura. Emettono sanzioni ma, a differenza dei verificatori dell'azienda, non incassano contanti.
«La situazione sta peggiorando, siamo esposti ad elevati rischi in tutti i servizi che facciamo - osserva Christian Currò della Sinav Cisal - e abbiamo, nel caso dell'attività sugli autobus, precisi limiti di intervento. Noi non abbiamo manette o manganelli, non potremmo neppure bloccare o rincorrere una persona che scappa. Abbiamo pochi strumenti di difesa».
«Su tutti i bus comunque - spiega Michele Scozzai, responsabile della comunicazione della Trieste Trasporti - ci sono le telecamere, anche a tutela di chi fa questo servizio. Gli autisti, inoltre, possono in qualsiasi momento azionare un allarme, che avvia un contatto diretto delle videocamere con la sala operativa della questura e, a breve, anche con i carabinieri».
Tra controllori e guardie giurate sulle linee del trasporto pubblico locale operano ogni giorno 25 persone. Il sindacalista Currò ritiene che le tante guardie giurate presenti sul territorio «debbano essere considerate una preziosa risorsa, delle sentinelle che girano giorno e notte a monitorare il territorio. Invece, - riferisce l’esponente Sinav Cisal - capita, come avvenuto pochi giorni fa, che le forze dell'ordine chiamate ad intervenire per un’aggressione ad un mio collega, arrivate sul posto, davanti all'aggressore e agli altri passeggeri, chiedano per prima cosa i nostri documenti: un atteggiamento che ci scredita davanti alla cittadinanza e che - conclude - rende il nostro lavoro ancora più difficile». —
L.T.
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